Gattuso: "Un 2007 così grazie a storia e sedere"

"Loro fortissimi anche nelle seconde linee, noi siamo rovinati senza Pirlo e Kakà. Ronaldo? Deve lavorare duro Materazzi? Un fratello, derby escluso"

Caro Gattuso, recupera per il derby?
«Ho male alla caviglia, non sono mai uscito sul campo. Fate voi».
Nel frattempo le è arrivato l’ennesimo premio, «l’Altropallone 2007» per l’attività a favore di infanzia e adolescenza in Calabria: siamo vicini al santo subito?
«Da calabrese doc la notizia mi riempie di orgoglio ma voglio segnalare che la mia fondazione aiuta tutti, non solo i ragazzi della mia terra».
Riceve molta corrispondenza?
«Le lettere sono tantissime, le apro quasi tutte io, arrivano dal nord e dal sud, contengono richieste stravaganti ma anche semplici. Le racconto l’ultima: mi ha scritto una mamma che non riusciva ad acquistare un lettore dvd per il figlio down, un regaluccio da 50 euro. Gliel’ho spedito io, ma pensate ai problemi delle famiglie italiane».
Torniamo al derby: voi del Milan soffrite il fuso?
«Niente scuse. Affrontiamo l’Inter, una squadra che è stata grandissima in campionato e a cui dobbiamo portare rispetto. Noi del Milan siamo stati alla sua altezza in alcune partite, non alla distanza. Sarà una bella sfida».
La battuta di Mancini sul «torneo dell’amicizia» ha ferito il Milan?
«All’inizio mi ha fatto girare i cosiddetti. Poi Mancini ha spiegato. Ce l’avevano presentata in un certo modo per far polemica».
Inter e Milan sono alla pari nei primi 11 giocatori, la differenza si scava con le seconde linee. Condivide?
«Togliete al Milan Pirlo e Kakà, in un colpo solo, e siamo rovinati Togliete all'Inter mezzo centrocampo e i risultati arrivano lo stesso».
A Milanello, nonostante l’Arsenal, si continua a sognare Mosca: vaneggiano?

«Se preoccupa noi, il sorteggio deve preoccupare anche gli inglesi: certe notti, non scherziamo. Il guaio è che in Champions se sbagli una mossa, vai a casa e devi aspettare un anno per rifarti. Perciò ora non dobbiamo dormire la notte per concentrarci sul 4° posto».
Altrimenti...?
«Altrimenti è un trauma finire nell’Uefa».
Lei funziona in pubblicità: progetti futuri?
«All’inizio mi comportavo come un bambino al luna park, tutto era nuovo, stupefacente. Adesso no. Le mie esperienze sono una toccata e fuga, continuo a vivere più a Milanello che a casa mia. E scommetto anche sul futuro: sarà con i ragazzi e nel calcio, il mio mondo».
Cos’è questa storia della fascia da capitano?
«È come la discussione sulla legge elettorale: ne parlano solo i politici e non la gente comune. Adesso c’è Maldini, poi tocca ad Ambrosini, quindi a me. Se Kakà la reclama, io gliela porto a casa. Ma secondo me è fondamentale un altro aspetto: interpretare il ruolo come ha fatto Maldini».
Come si spiega il magico 2007 del Milan?
«Solo chi ha alle spalle una grande storia e magari anche un grande... sedere può pensare, nel giro di qualche anno, di ottenere dal destino la possibilità di affrontare gli stessi avversari contro cui ha perso prima la Champions e poi la coppa Intercontinentale e di rimettere in sesto i propri conti. Quando ricapiterà di giocare una finale europea contro la Juve? Perciò mi procura un certo prurito leggere di altri scudetti rivendicati. Se c’è uno che può chiedere la restituzione, beh quello sono io col Milan. Ci avevano dati per spacciati a dicembre del 2006, prima di Malta. E siamo arrivati fino al Giappone. Noi siamo quelli che non muoiono mai».
Il rapporto con Ancelotti funziona sempre?
«Certo e per un motivo banalissimo. È uno che capisce di calcio. Guardate come ha corretto la squadra l’anno scorso, ricordatevi delle altre intuizioni, Pirlo regista, il modulo chiamato albero di Natale».
È questo il segreto?
«C’è anche il patrimonio genetico. Guardate l’anzianità di servizio dello zoccolo duro, a parte Maldini che dura da 20 anni. Io sono al Milan da 9, come Serginho, Ambrosini da 11 e via tutti gli altri. Se valuti questo fattore, capisci il valore del famoso gruppo».
Di cosa soffre Ronaldo?
«Dicono sia menefreghista: è falso. Uno che perde due finali di fila per infortunio, diventa matto. Non è una pedina persa ma deve capire una cosa: se vuole tornare quello di sempre, deve lavorare duro».
Non state sbagliando con Pato: troppa attesa...
«Lui si porta sulle spalle il cartello dei 22 milioni, il costo dell’operazione. Ma sopporta bene le pressioni: è intelligente, sereno. Può diventare come Kakà, anche se è diverso. Quando c’è la palla a terra, diventa un piranha».
Con Materazzi sempre amici?
«Fuori dal campo fratelli, quando c’è il derby non guardiamo in faccia nessuno».
Milan con la curva che non tifa: è normale?
«No, è imbarazzante. Una piccola percentuale del ritardo in campionato è responsabilità di questo clima».