Gattuso il leader: «A casa non torniamo, c’è bisogno di tutti per vincere la coppa»

Il centrocampista sugli arbitri: «Qui usano un metro europeo. Io mi preparo, li considero come avversari e poi mi informo per capire quali abitudini hanno»

nostro inviato a Duisburg
Non è la solita intervista, intervista con le bollicine. No, è un fuoco d’artificio pieno di battute, giudizi netti, tagliati con l’accetta, denunce e confessioni che conferiscono all’appuntamento di ieri a colazione con Rino Gattuso, una di quelle occasioni che ti riconciliano col calcio parlato e con la categoria vituperata. Risultasse così in forma domani sera Gattuso, in campo, come prima di volare verso Ginevra e il test contro la Svizzera, non ci sarebbe scampo né per la Repubblica Ceca e neanche per Nedved, da sempre suo fiero e illustre rivale nei tanti Milan-Juve che hanno eccitato il campionato e svelato gli sgambetti ricevuti dagli arbitri. Perciò vale la pena di trascrivere, raccolto per grandi capitoli, il suo botta e risposta affidandolo ai lettori.
Caro Gattuso, come stai?
«Così e così. Vengo da un infortunio serio, non posso essere al cento per cento, speravo almeno di non avvertire dolori, alla fine. Perciò sono soddisfatto».
Sei entrato nel corso della guerriglia con gli Usa senza fare una piega: come hai fatto?
«Semplice: ho giocato come so giocare io. Sapevo che in quel clima meno falli commettevo e meglio era, meno proteste facevo e meglio era. Mi sono adeguato al clima».
De Rossi non ha capito invece...
«Non sono certo io quello che può dare consigli a Daniele, è dura fare il professore, io vado in campo con una bella carica, spesso mi sforzo di contare fino a dieci. Ho parlato col ragazzo, dispiace per lui e per noi».
Nel frattempo l’immagine del calcio italiano non migliora all’estero.
«Mi rendo conto, ma non siamo certo gli unici a commettere certi interventi, in giro non giocano sul velluto. Personalmente preferisco restare in dieci per evitare un gol fatto, per prendere una palla».
La nazionale di Totti e di Del Piero sta diventando la nazionale dei Gattuso.
«Ma quando mai! Io sono uno dei 23, la squadra ha bisogno di tutti, di Totti e Del Piero per vincere il mondiale, ma è anche vero che dopo il Ghana gli elogi sono stati eccessivi. Io sapevo che il 3 a 0 della Repubblica Ceca sugli Usa era bugiardo così come so che è più importante avere un gruppo che combatte che il grande giocatore. Quello ti serve a farti vincere con un tiro da 30 metri, a volte».
Com’è possibile rilassarsi dopo la prima partita vinta?
«Dobbiamo smettere di pensare che nel 2006 esistano partite facili. Oggi basta avere una discreta condizione fisica e una buona organizzazione di gioco per mettere in crisi chiunque. La differenza, a quel punto, la fanno i campioni».
A proposito: sulla strada dell’Italia c’è Nedved. È giusto presentare così la prossima sfida, Gattuso contro Nedved?
«L’accostamento è un onore ma io devo rubare palloni e correre. Eppoi ho una “ciofeca” di tiro, lui una bomba nei piedi. Ci farà soffrire. Tante volte ci ha fatto anche arrabbiare, per quella sua tendenza a buttarsi. Non nascondo però i miei difetti e non mi permetto di giudicarlo».
Che fine hanno fatto i campioni di casa azzurri, Totti e Del Piero?
«Sono dei campioni, lo dicono i numeri. Nel calcio ci vuole anche fortuna. Prendete Del Piero. Avesse fatto gol con gli Usa, sarebbe stato celebrato come il salvatore della patria. Il vero tema da affrontare è il seguente: bisogna far crescere i giovani, la primavera non basta, ve lo dice uno che è andato in Scozia a maturare. Fino a quando le società, grandi e piccole, continuano a comprare stranieri e farli giocare, diventa duro farli crescere. Siamo indietro, nel nostro calcio».
A proposito di giovani, c’è qualcuno in giro da portare al Milan, Fernando Torres per esempio?
«Ora penso alla nazionale: tornare a casa non sarebbe il massimo. E tocco tutto il ferro possibile».
Hai letto le notizie sui deferimenti?
«Ne riparliamo tra un mese, io sono disposto a tutto ma sono sicuro che troverò il Milan in serie A».
Da cosa deriva tanta sicurezza?
«Da quello che è successo, da quello che ho letto. È impensabile che possano mandarci in B per un trapianto di capelli promesso da Meani! Io non sono preoccupato per le sentenze. Sono le altre società che devono essere preoccupate».
Borrelli ha detto che il calcio italiano di questi ultimi anni è stato un inganno.
«Io non mi sono accorto che manipolavano, non avevo le prove. Per come sono fatto io, avessi avuto la prova che l’arbitro mi andava contro per quel motivo, mi presentavo in sala stampa e parlavo. Ha subito torti il Milan negli ultimi anni, qualcosina o qualcosona abbiamo subito».
I calciatori escono bene da moggiopoli?
«La mano sul fuoco per il 100% non la metto, mi procura fastidio sentire gli ex che sparano a zero sul settore invece di offrire qualche consiglio valido per il futuro».
Come sono gli arbitri qui al mondiale?
«Il nostro Rosetti si comporta bene, usano un metro europeo, io mi preparo, lo considero alla stregua di un avversario, mi informo per capire che abitudini ha».
De Santis per esempio?
«Lasciamo stare».
Cosa farai fino a giovedì pomeriggio?
«Vorrei dormire fino a due ore prima. Sento dire: che bello giocare queste sfide. Io non ci trovo niente di bello».
Di bello, di molto bello, c’è l’intervista sua. Per ora.