Gattuso: «Senza scandalo non avremmo vinto»

nostro inviato a Berlino
Quante immagini nella festa degli azzurri sul prato di Berlino. La squadra che mette a sedere Camoranesi lì, sul campo, lo circonda e gli taglia i capelli, la bandiera italiana sventolata che i giocatori caricano come fossero tori, Rino Gattuso che urla la sua gioia in faccia a Gigi Riva. Ed è proprio Gattuso, uno dei simboli di quest’Italia più spada che fioretto, il primo a raccontare l’emozione: «Quando torneremo e vedremo i nostri tifosi sarà una gioia immensa. Il secondo posto non avrebbe avuto senso. Nel calcio solo gli inglesi lo festeggiano. Noi siamo italiani e quindi. È la vittoria del gruppo, di una squadra operaia, forse non di una squadra bella da guardare ma con due attributi grossi così». E a chi gli chiede se si rende conto di quanto bene abbiano fatto al calcio, Gattuso risponde fiero: «Mi rendo conto che abbiamo fatto bene a noi stessi con questa vittoria, perché un Paese che vince quattro mondiali non può restare senza calcio. Ci rialzeremo». E il centrocampista calabrese - che ammette di essersi addormentato solo alle 7 per la tensione - non si tira indietro neppure quando gli chiedono di Calciopoli: «Senza lo scandalo non avremmo vinto. È stato fondamentale per formare il carattere di questa squadra. Ma è chiaro che milioni di persone attendono le sentenze ed è fondamentale che emerga la verità». Poi le dediche: «Al mio paese, Corigliano Schiavonea. A mio nonno che non c’è più e ai miei genitori che mi hanno cresciuto come la persona genuina che sono fiero di essere».
Gigi Buffon pensa a se stesso. «I paragoni con Zoff? Il titolo di portiere n. 1 al mondo? Non ci penso, credo di essere forte e bravo, ma non mi interessano i paragoni - dice un altro che confessa di non aver chiuso occhio la notte prima della finale -. Mi dispiace solo per l’amarezza di certe cose scritte e dette su di me nelle settimane scorse. L’espulsione di Zidane? Il guardalinee stava guardando da un’altra parte. È stato il quarto uomo, con il microfono, a comunicare all’arbitro quanto accaduto. La finale? Prima dei rigori ho pensato solo che con un pizzico di fortuna potevamo farcela. Il nostro segreto è stato pensare come gruppo. Ma adesso non realizzo ancora, mi sembra di aver vinto il 7° Trofeo Birra Moretti della mia vita... Scherzo, questa è la realizzazione di qualcosa che fin da bambino vedi come un sogno prezioso».
Prezioso come la coppa che capitan Cannavaro aveva promesso al figlio: «Mi aveva detto che voleva dormire con il suo papà stanotte e gli ho risposto che l’avrei fatto dormire con la coppa». Un Cannavaro monumentale, anche come carisma, a volte sembrava ce ne fossero tre in campo: «Ho sempre cercato di dare tranquillità ai miei compagni nei momenti difficili, anche se la squadra è sempre sembrata molto equilibrata e anche gli esordienti sono stati perfetti. Più andavamo avanti e più capivano quanto eravamo forti. Per me è sicuramente un sigillo per la carriera».
Momento cruciale quello dei rigori, la bestia nera dell’Italia. «Teoricamente serve lucidità - ammette Andrea Pirlo, che ha realizzato il primo della serie -. In realtà tutti abbiamo tirato d’istinto». Mentre c’è un velo di rabbia nelle parole di Francesco Totti: «Soprattutto ora che ho vinto, non perdono nessuno di quelli che mi hanno criticato». Poi anche tristezza: «Stanotte ci dormo su, domani decido se lasciare o meno la nazionale. Voglio dedicarmi alla famiglia, ma se Ilary mi chiedesse di continuare, non avrei dubbi a farlo». Nessuna polemica sulla sostituzione: «Arrabbiato? No, non ce la facevo proprio più».
Su Zidane l’ex compagno di Juventus Gianluca Zambrotta parte con la tirata d’orecchi: «È stato un brutto gesto il suo, ma comunque non è la prima volta...». Poi ce solo spazio e tempo per il fiume di birra negli spogliatoi, la musica di «Notti magiche» sparata a tutto volume da Marco Materazzi e la festa può cominciare nella notte di Berlino.