Gattuso stangato, ma porge l’altra guancia: nessun ricorso

Rino Gattuso ha ricevuto il pesante castigo meritato ed atteso. Quattro turni di squalifica per l’aggressione nei confronti di Joe Jordan, assistente di Redknapp, tecnico del Tottenham. Verdetto ampiamente previsto, cui si deve aggiungere la squalifica d’ufficio scattata per somma di ammonizione. Così il totale è di 5 giornate finite sulla schiena di Ringhio che equivale a dire addio all’attuale Champions e anche alla prima parte della prossima edizione.
Ma il gesto più importante è stato quello successivo, adottato dal club berlusconiano d’intesa col diretto interessato: il Milan non presenterà alcun ricorso avverso la squalifica, «per una questione di stile» è la sottolineatura proveniente da via Turati. Inutile quindi il codicillo contenuto nel comunicato dell’Uefa a seguito della riunione tenuta a Nyon: il ricorso può essere presentato entro tre giorni dalla notifica della decisione, consegnata nelle mani del direttore organizzativo Umberto Gandini, presente negli uffici svizzeri. Non solo. Ma al provvedimento disciplinare dell’Uefa, seguirà, per prassi interna, la multa da parte del club che è proporzionata alla lunghezza della squalifica stessa.
Rino Gattuso è stato di parola. «Ho sbagliato e pagherò le conseguenze» dichiarò a fine partita, a poche ore dall’accaduto. Avrebbe potuto invocare l’esimente della grave provocazione (difficile da dimostrare in assenza di un testimone terzo che fosse in grado di ripetere l’offesa arrecata al calciatore milanista da Joe Jordan), avrebbe potuto esibire a sua favore la fedina calcistica internazionale (una sola espulsione in 104 partite ufficiali, nessuna negli ultimi 5 anni, una media di un cartellino giallo in tre partite). Gattuso avrebbe potuto e invece ha dato il suo assenso al club per astenersi dalla pratica del ricorso, come ha fatto di recente pure l’Inter con Chivu “pizzicato“ dalle immagini tv mentre sferrava un pugno al difensore Rossi del Bari. Il gesto risulta perciò carico di significato se paragonato ad altri comportamenti di segno opposto (le squalifiche per prova tv a Krasic, Juve, e Lavezzi, Napoli, con tanto di polverona sollevato e di polemiche mediatiche).
Ma la scelta del Milan ha un valore didattico anche per lo spogliatoio rossonero: che nessuno pensi di poter replicare un “attimo di follia“ (dixit Galliani) ricevendo solidarietà del club. Proprio dal suo spogliatoio, Gattuso ha ricevuto un attestato di stima: non c’è stato un referendum, non c’era bisogno, ma nessuno ha messo in discussione il suo ruolo di vice-capitano (il titolare è Ambrosini attualmente fuori per infortunio).