Dalla gauche più sollievo che solidarietà

Il mondo politico francese è rimasto sbalordito al suo risveglio ieri. Sia da destra sia da sinistra le reazioni sono di stupore. Ma nel partito socialista di DSK i molti inviti alla prudenza raccontano di lotte interne, divisioni, ma anche un'occasione persa verso l'Eliseo. Davanti a una notizia eclatante come quella arrivata nella nottata di sabato da New York, sono soltanto i fedelissimi del politico più popolare di Francia e del rivale più credibile del presidente Nicolas Sarozy a prendere apertamente le sue difese.
Gli elefanti del partito, i compagni e anche i rivali nella battaglia che si è da poco aperta per la leadership e per la candidatura all'Eliseo hanno mostrato più prudenza che sostegno.
Strauss-Kahn, nonostante la sua assenza dalla scena parigina, era finora il politico più popolare di Francia, la star dei sondaggi. Era, come scrivono i giornali francesi in queste ore, forse l'unica possibilità per i socialisti di vincere le presidenziali del 2012 contro Nicolas Sarkozy. Ma era anche, per alcuni suoi compagni, un temibile rivale per la conquista della leadership del movimento. Tra i socialisti, scriveva ieri il sito di Le Monde, «il riserbo è di rigore. Nessuno prende il rischio di aprire le ostilità». A raccontare gli umori socialisti più nascosti, una vignetta dello stesso quotidiano, dove Martine Aubry, cui viene data la notizia e richiesto un commento da un giornalista, esce un attimo di scena per urlare un entusiastico «Siiiii» e poi torna per rilasciare un'educata dichiarazione ufficiale.
Ora, la sempre più probabile uscita di scena di Strauss-Kahn dalla gara delle primarie rosa apre nuove dinamiche nel partito. Da qui, l'infinita prudenza della dichiarazioni dei politici del movimento. Sono poche le voci socialiste che prendono apertamente le difese del capo del Fmi. I suoi compagni-rivali nella lotta per la leadership preferiscono prendere le distanze, invocare la presunzione di innocenza ed evitare prese di posizioni anticipate.
«Le notizie che arrivano da New York risuonano come un tuono», dice il segretario generale Martine Aubry, che ricorda però l'esistenza della presunzione di innocenza. Per lei, che secondo la stampa francese aveva un patto con Strauss-Kahn per il quale gli avrebbe ceduto il passo per assicurare una vittoria certa al partito, ora la porta è di nuovo aperta.
François Hollande, storico nome del movimento, ha detto a Canal +: «Penso prima di tutto a lui, ai suoi cari, ai suoi amici socialisti che sono venuti a sapere dei fatti senza capirli, ma misurandoli, e poi ai francesi che si sono svegliati sentendo alla radio la notizia». Ad approfittare dello scandalo potrebbe essere proprio lui, l'anti Sarkozy, l'uomo del territorio che da qualche settimana va molto forte nei sondaggi, il candidato della sinistra social-democratica che condivide con DSK l'immagine del buon funzionario-amministratore. Per l'eterno candidato presidenziale, Ségolène Royal, invece, la notizia è «sconvolgente», ma tutto «resta da verificare». Anche per la signora Royal, sempre meno amata dall'opinione pubblica, l'uscita di scena di DSK potrebbe significare qualche speranza in più di avere un ruolo nella lotta.
Secondo lo «sherpa» dell'ex presidente socialista François Mitterrand, Jacques Attali, a meno che non si provi presto l'esistenza di una «manipolazione», «DSK non si candiderà alle primarie». Per Marine Le Pen, presidente del Fronte nazionale e minaccia sia per la destra sia per la sinistra alle presidenziali, «DSK è definitivamente screditato come candidato». Da destra arrivano molte critiche. Lionnel Luca, dell'Ump, paragona l'affaire alla soap opera Dallas. Il suo compagno di partito Bernard Debré ha accusato DSK di umiliare la Francia. Ma il governo è più cauto: invita «a una straordinaria prudenza», ha detto il portavoce François Baroin, secondo cui l'esecutivo rispetta le procedure giudiziarie americane e la presunzione d'innocenza.