Gauguin e Van Gogh amici-nemici votati all’arte

Una rassegna illustra i percorsi, ora comuni ora contrapposti, dei due grandi pittori

Chissà se quei due bizzarri e geniali individui, Gauguin e Van Gogh, sarebbero stati contenti di vedersi sempre avvicinati. Da un lato forse sì, perché, nonostante i malumori, si stimavano. Dall’altro probabilmente no, perché erano diversi, per carattere, cultura e pittura. Carattere: Van Gogh ansioso e misogino, Gauguin razionale e donnaiolo. Cultura: Van Gogh appassionato di Rembrandt e Delacroix, Gauguin di Raffaello e Ingres. Pittura: Van Gogh impulsivo e veloce, Gauguin lento e sistematico. Così diversi che, quando tentano una convivenza ad Arles, nel sogno di creare una nuova pittura, finiscono per scannarsi.
Eppure, viene spontaneo avvicinarli. Dopo una grande mostra, passata nel 2002 da Chicago ad Amsterdam, che con un memorabile catalogo sottolineava dei due artisti affinità e diversità, ne è arrivata un’altra, al Museo di Santa Giulia di Brescia: «Gauguin/Van Gogh. L’avventura del colore nuovo», curata da Marco Goldin e la prima del genere in Italia. L’intento, seguire in parallelo le vicende dei due attraverso cintocinquanta opere tra dipinti e disegni, arrivati da tutto il mondo, trentuno dei quali dai soli Van Gogh Museum di Amsterdam e Kröller-Müller Museum di Otterlo.
Questa volta, non tanto incroci, quanto alternanze: un pezzo di Gauguin e un pezzo di Van Gogh e così via. Il risultato? Una vera e propria full immersion nei due. A cominciare dall’allestimento che, lungo il percorso espositivo di ben 2400 metri quadrati, immerge il visitatore in una serie di immagini proiettate sui muri. Percorsi chiari, utili al grande pubblico e un ricco e bel catalogo (lineadombralibri), con saggi di storici europei e un apparato iconografico eccezionale. E per concludere con la presenza di documenti originali, prestati dal Van Gogh Museum, libri della biblioteca personale del pittore olandese e stampe giapponesi che avevano nutrito la sua cultura artistica.
Nove le sezioni, che iniziano con la presentazione di una cinquantina di opere su carta, con le splendide tahitiane di Gauguin e i seminatori di Van Gogh. Poi l’esordio di Van Gogh tra Belgio e Olanda negli anni Ottanta dell’Ottocento. È l’epoca della simpatia per i pittori olandesi, antichi e moderni, delle prime pitture bituminose con nature morte, contadini, seminatori, mangiatori di patate, dell’ansia di trovare una propria strada nella vita e nella pittura. Tra i capolavori, la Natura morta con cavolo e frutta del Van Gogh Museum e la serie delle Teste di contadina con con cuffia bianca. Poi, è la volta di Gauguin da Parigi alla Bretagna: tra il 1873 e il 1883 a Parigi, agente di cambio e pittore impressionista agli inizi, già capace di ottime prove come la Scena di interno, Rue Carcel del 1881 o Madame Nette Gauguin in abito da sera del 1884. Tra il 1886 e il 1889 la vera avventura del colore nuovo in Bretagna, con il ritorno alle origini contadine delle sue donne bretoni, i covoni, e quello strepitoso dipinto, La visione del sermone, del 1888, che introduce nell’arte la pittura piatta, decorativa e simbolista. L’avventura parigina di Van Gogh, dal 1886 al 1888, è un altro capitolo, ricco di opere, dalle vedute parigine agli autoritratti, dalle nature morte ai Girasoli del 1887 del Kunstmuseum di Berna che, da soli, valgono una mostra.