Gavetta e limite di 3 mandati Il Pdl punta sui ragazzi del ’94

Puntare sui giovani. Purché siano preparati e facciano la gavetta all’interno del partito: prima nelle sezioni, poi nei consigli comunali e provinciali. E, solo dopo, ricevano incarichi più alti. Questo uno degli imperat per impostare la seconda generazione del Pdl, tenendo conto che i bambini nati nel 1994 assieme a Forza Italia oggi si preparano a votare. Ieri, all’assemblea regionale degli eletti sono state gettate le basi per il futuro del partito. E in tanti, dal ministro Ignazio La Russa all’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, hanno affrontato il tema del ricambio generazionale. La vice coordinatrice Viviana Beccalossi ha suggerito di imporre almeno cinque anni di militanza prima di potersi candidare in Parlamento: «Altrimenti avremo politici che non sanno la differenza tra un’interpellanza e un’interrogazione». Una gavetta che comprenda ogni tappa: dal volantinaggio alla preparazione dei convegni dietro le quinte, per cominciare a masticare la politica e arrivare preparati a un’eventuale candidatura.
Il coordinatore lombardo Mario Mantovani ha sollevato il problema degli incarichi: «Non si facciano più di tre legislature» ha suggerito dal podio, di fronte a una platea di duemila rappresentanti del partito. Anche il presidente lombardo Roberto Formigoni ha parlato di necessità di cambiamento: «Tutti sentiamo il bisogno della trasformazione. Le difficoltà ci sono ma dobbiamo riconquistare chi se n’è andato deluso». Formigoni auspica un rinnovo del partito, ripartendo dal basso, dagli elettori e, in particolar modo, dal tesseramento, che si concluderà il 31 ottobre prossimo. Il presidente lombardo preme perché si tenga il congresso del partito, tra l’ultima settimana di novembre e la prima di dicembre. «Facciamo i congressi a tutti i livelli - sprona anche il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà - e facciamoli velocemente. Sarà l’occasione per ritrovare la passione che ha animato i riformatori del 1994».
In tanti hanno spronato a ripensare al nuovo Pdl ripartendo dalla batosta elettorale di Milano. Assente in platea l’ex sindaco Letizia Moratti. A parlare invece, riscuotendo mezzo minuto di applausi con tanto di platea in piedi, è stato il suo predecessore Gabriele Albertini che ha chiesto un’operazione di pulizia all’interno del partito. Senza fare i nomi, ma, questo sì, alzando il tiro e parlando di un codice etico «che elimini dalle liste a vita le persone che sono state condannate con sentenza passata in giudicato per reati contro la pubblica amministrazione». Il coordinatore Mantovani l’ha detto senza mezzi termini: da Milano e dalla Lombardia riparte il rilancio del partito. «E lo dico davanti a una platea numerosissima e da un movimento spontaneo, nato senza l’organizzazione di pullman». Dal nuovo tesseramento si chiede quindi che le fila del partito vengano rinnovate e che si cerchi una nuova spinta, una nuova motivazione. La Beccalossi vorrebbe anche che fosse prediletta la via del tesseramento tradizionale, direttamente nelle sezioni del partito, piuttosto che quello via Internet: «Vorrei guardare negli occhi gli iscritti» ammette. Il vice coordinatore Massimo Corsaro invita ad evitare le battaglie interne al partito e incita al gioco di squadra: «È vero, abbiamo fatto degli errori nella selezione dei rappresentanti - commenta - ma il vero avversario indossa una maglietta di colore diverso dal nostro». Pur non essendo intervenuto sul podio, anche l’ex sindaco Riccardo De Corato, sostiene che i congressi non debbano essere solo un momento per «sistemare questioni interne» ma anche per «coinvolgere gli elettori, per un rilancio del partito». A cominciare da Milano.