Gay, associazioni in piazza La Santa Sede replica: "E' solo disinformazione"

L'Arcigay ha organizzato per sabato pomeriggio un sit in di protesta in Vaticano. E <em>Liberazione</em> invita i lettori a &quot;occupare&quot; l'Angelus vestendosi di rosa. <em>Avvenire</em>: &quot;Bisogna respingere ogni logica di lobby&quot;

Roma - Sit in di protesta, sabato pomeriggio, in Vaticano. "Mai più uccisi perché gay" è lo slogan dell’iniziativa promossa da Arcigay Roma, ArciLesbica Roma e Certi Diritti per contestare le recenti dichiarazioni dell’osservatore permanente del Vaticano presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, che ha chiesto all’Onu di non impegnarsi per la depenalizzazione universale dell’omosessualità, una proposta promossa dal Governo francese. E Liberazione fa di più: propone di "boicottare" la Santa Sede invitando i lettori a invadere l'Angelus vestiti di rosa.

La sfida della comunità omosessuale Arcigay Roma, ArciLesbica Roma e Certi Diritti hanno fatto sapere che la posizione della Santa Sede "ha turbato fortemente la nostra comunità". "Tantissimi sono i messaggi di solidarietà che ci stanno arrivando - ha affermato il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo - il Vaticano continua a offendere la vita di milioni di persone criminalizzandone l’orientamento sessuale. Una posizione contraria a qualsiasi concetto evangelico di amore e fratellanza". Per questo, le tre associazioni hanno intenzione di rivolgersi "anche ai fedeli cattolici, offesi, come noi, da parole che negano la vita della persona". A questi l'Arcigay ha chiesto di "riflettere, perché siano al nostro fianco in un momento in cui è importante ribadire con forza che nessun credo religioso può giustificare l’opposizione alla cancellazione di una barbarie che ogni anno produce incarcerazioni e sentenze di morte". Quindi, l'ppello a tutte le forze sociali, le associazioni, i singoli, perché aderiscano all’iniziativa: la manifestazione si terrà in piazza Pio XII, adiacente a piazza San Pietro, al confine tra lo stato italiano e quello Vaticano, alle 17 di sabato 6 dicembre.

La proposta di Liberazione Ancheil quotidiano del Prc Liberazione ha censurato l’atteggiamento della Chiesa citando l’episodio dell’adultera raccontato nel Vangelo di San Giovanni. Con la celebre frase 'chi è senza peccato scagli la prima pietra', ha sostenuto il direttore Piero Sansonetti, "Gesù aveva depenalizzato i reati connessi al comportamento sessuale". Oggi, invece, la Chiesa "compie la scelta di schierarsi apertamente dalla parte degli scribi e dei farisei" e si adegua al fondamentalismo, "a costo di sacrificare Gesù". Di qui la protesta suggerita dal direttore nell'editoriale di oggi: "Noi proponiamo ai laici ma anche ai cattolici e ai credenti di tutte le religioni, una protesta di massa da tenersi forse nel giorno nel quale all’Onu andrà al voto la risoluzione per la depenalizzazione dell’omosessualità. Potremmo invitare tutti i cittadini a vestirsi con una maglietta o un indumento rosa - come la stella che era imposta ai gay nei lager - e andare a manifestare in Vaticano all’ora dell’Angelus".

Avvenire dice "no" alla logica di lobby La Chiesa cattolica considera "del tutto lecite" le pratiche omofile, purché tra "adulti consenzienti", ma è contraria all’attribuzione agli omosessuali di un "riconoscimento pubblico, istituzionale e giuridico, quale quello coniugale", e respinge ogni logica di "lobby". Nell'editoriale di oggi, il quotidiano della Cei Avvenire ha spiegato che la proposta per la depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo che la Francia ha preannunciato di voler presentare all’Onu a nome dell’Unione europea - secondo il giurista e bioeticista cattolico Francesco D’Agostino che firma l’editoriale - serve "una buona causa" con "pessimi argomenti". E "bene sta facendo la Santa Sede" - ha commentato D’Agostino citando l’intervento di due giorni fa del delegato all’Onu monsignor Celestino Migliore - a denunciare "non la proposta in quanto tale, ma le indebite motivazioni che la sorreggono". Ciò che la visione cristiana nega non è il rispetto dovuto ai gay in quanto essere umani - ha precisato - ma il loro diritto ad una identità di "genere". Una visione - ha concluso D’Agostino "che non rappresenta gli interessi di lobby, potenti ma effimere, bensì il condensato del buon senso umano".