Gay e Gaina, mai dire mai per battere età e cancro

Il pivot torna capitano a 45 anni. Il rugbista rientra in campo dopo l’operazione

Un vecchietto di 45 anni torna sul parquet con la fascia del capitano. Un gagliardo neozelandese torna sul campo di rugby corazzato dalla sua lotta contro il cancro. Nelle storie senza frontiere dello sport s’inseriscono questi due quadretti di fine anno. Dan Gay è una vecchia gloria dello sport di Bologna, per tre anni, ma si torna a dieci anni fa, è stato il capitano della Fortitudo, quando Bologna era Basket city per davvero. E non quel surrogato che oggi sta cercando di tornare al bel mondo antico. Non c’è età per lasciar crescere i sogni e quello di Gay ha preso forma quando Ergin Ataman ha deciso di togliere la fascia a Vasco Evtimov e restituirla a questo colosso nato in Florida, ma rimodellato in Italia dove ha preso moglie, nuova nazionalità, dove ha vestito l’azzurro, vincendo un argento agli europei, e dove oggi gioca suo figlio Louis: stessa squadra di cui papà ora è capitano.
Gay ha vinto una battaglia intrisa di sapore romantico, Jacob Gaina, 31 anni, neozelandese da combattimento sta vincendo quella per la vita. Il 6 gennaio esordirà nella squadra di Rovigo, prestato dall’Arix di Viadana, da Mantova a Rovigo il viaggio non è neppur tanto lungo, non ci fosse stata quella deviazione durata più di cinque mesi che lo ha portato in ospedale a Parma e ai confini della salvezza. In luglio comparvero i primi sintomi. «Sentii dolore e credevo fosse cosa da poco», ha raccontato Gaina. Invece il medico dell’Arix lo mise in guardia. A Parma diagnosticarono tumore ai testicoli. Prima l’operazione, poi la cura con chemioterapia. «Ora sto bene, rifarò una tac ogni quattro mesi per due anni. Per ora penso solo a scendere in campo», ha raccontato Jacob con l’aria di quello che non si sente un sopravvissuto. Piuttosto uno che ha vinto una battaglia. Come nel rugby: mischia dopo mischia, partita dopo partita. Lo sport di provincia e i suoi dirigenti lo hanno aiutato. Gli hanno detto guarisci, poi troverai ancora posto. Così è stato. Non c’è solo Armstrong a sventolare la bandiera dei miracoli nello sport.