Gay e lesbiche in piazza

«Non voglio morire come lei qui» ha detto Barbara, un’amica transessuale di Brenda durante l’iniziativa di solidarietà organizzata ieri pomeriggio in largo Sperlonga. «Chiedo un po’ di giustizia e sicurezza per noi - ha aggiunto - ho paura, non posso dormire, non posso più andare al mercato. Ieri un uomo su un motorino mi stava aspettando e mi ha seguita. Io ho iniziato a correre e sono salita su un autobus. È più di un mese che non lavoro, Brenda non lavorava più, era depressa». Barbara ha poi proseguito: «Veniamo trattati come dei veri mostri. Voglio una protezione visto che vengo ascoltata come testimone.
«Povero Marrazzo, non aveva nessuna colpa. Povere anche noi, dopo che la storia aveva preso una certa direzione stavamo ricominciando tranquille. Ma ora, dopo tutto quello che è successo, maledetto quel giorno». Così China, un’altra delle amiche trans di Brenda, con la voce spezzata ha risposto ai giornalisti. «Non credo che l’abbiano ammazzata - ha aggiunto - infatti non ho paura per niente. Credo più in un incidente o nel suicidio, ma spero che non si sia ammazzata da sola perché sarebbe una cosa tropo brutta». «Non so nulla di video, al massimo Brenda poteva a vere delle foto che però ha buttato», ha continuato China. «Brenda beveva molto - ha aggiunto - e prendeva medicine per dormire. Per questo penso che si sia trattato di un incidente».
L’iniziativa di solidarietà a largo Sperlonga ha avuto un seguito ieri sera a piazza Vittorio, dove si sono radunate molte persone, in maggioranza giovani donne, per protestare «contro ogni fascismo, sessismo e razzismo». La manifestazione notturna che poi è partita alla volta di piazzale del Verano, ha visto la partecipazione di associazioni e movimenti gay e lesbiche della città fra i quali i collettivi femministi e associazione Libellula, GayDi Project.