Gay e scuola, la nuova sfida del premier

Roma Aria di campagna elettorale e non solo. Perché non ci sono soltanto le amministrative alle porte ma si annuncia anche una settimana di nuove rivelazioni e altre intercettazioni sul Rubygate visto che tra mercoledì e giovedì è attesa la chiusura delle indagini con conseguente deposito al gip di nuove carte. Un mix che rischia di essere piuttosto dirompente e che Silvio Berlusconi sta cercando di disinnescare già da qualche giorno. Ecco forse il motivo di un sabato romano dall’agenda completamente piena, nel quale il premier partecipa prima al congresso del Pri di Francesco Nucara e poi a quello dei Cristiano Riformisti di Antonio Mazzocchi. Un Cavaliere decisamente all’attacco, che rispolvera i vecchi cavalli di battaglia dei tempi della «discesa in campo» e tende una mano alla Chiesa promettendo politiche a favore della famiglia «entro la fine della legislatura», dicendo «no» alle adozioni per i gay e per i single, puntando il dito contro la scuola pubblica rivendicando la libertà di iscrivere i figli in altri istituti.
Un assist netto a Oltretevere, dunque. Anche per rinsaldare un rapporto inevitabilmente intaccato dalle recenti vicende giudiziarie e dal fiume di intercettazioni che ha invaso nell’ultimo mese giornali e televisioni. Ricostruzioni, quelle dell’affaire Ruby, che Berlusconi ha sempre bollato come «false» e «prive di qualunque fondamento». Così, il premier rilancia soprattutto sulla difesa della famiglia, sotto diversi punti di vista. «Noi la sosteniamo davvero e non come la sinistra che - attacca - vuole andarla a rapinare con la patrimoniale. Fino a quando ci saremo noi al governo non ci sarà mai una patrimoniale». Stesso discorso sulla famiglia tradizionale: finché «guideremo il Paese non ci saranno mai equiparazioni tra le coppie gay e la famiglia tradizionale» così come «non saranno mai possibili le adozioni per le coppie omosessuali». E anche sulla scuola Berlusconi gioca di sponda con la Santa Sede sostenendo di fatto la scuola privata. Perché, spiega, «gli insegnanti inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie». Poi il capo del governo ritorna sul pericolo comunista che «con oltre 100 milioni di morti non è ancora alle nostre spalle». «Si sono trasformati in laburisti in Gran Bretagna, in socialdemocratici in Germania mentre - attacca - quelli di casa nostra erano e sono tuttora comunisti. Ed è per questo che sono in campo».
Ma il vero fronte aperto resta quello giudiziario, soprattutto in vista della prossima settimana. Così, dopo aver anticipato venerdì alle deputate del Pdl che Ruby punterà il dito contro Mara Carfagna e Mariastella Gelmini presenti - secondo quando riferito dalla giovane marocchina alle feste di Arcore - ieri il Cavaliere è tornato ad ironizzare sul bunga bunga. «Non è - dice - quello che viene descritto. Andiamo a scherzare, a ridere, a fare quattro salti, a bere qualcosa, ma sempre con grande eleganza e senso di rispetto per tutti, nell’ambito di una casa dove non possono che succedere cose moralmente a posto». Berlusconi, insomma, gioca ancora una volta d’anticipo, ben sapendo che fra qualche giorno si ritornerà a ballare sul bunga bunga e sulle nuove rivelazioni di Ruby. «Solo falsità», ripete anche a margine di un pranzo ristretto con Mazzocchi ed alcuni deputati (tra cui Amedeo Laboccetta e Antonio Razzi). D’altra parte, nelle date indicate da Ruby - metà febbraio dello scorso anno - la Carfagna era a Napoli e la Gelmini piuttosto avanti nella gravidanza, difficile dunque che fossero in quel di Arcore. La risposta a quello che il premier considera un vero e proprio «assedio mediatico-giudiziario», però, arriverà anche con la calendarizzazione della riforma della giustizia: «Abbiamo ereditato una giustizia civile - di quella penale per carità di patria non parlo - che impiega otto anni per una causa di lavoro, dieci per una causa di fallimento, dieci per far sì che chi ha emesso una fattura giusta possa avere i pagamenti di questa fattura». Ecco perché «presenteremo in una sessione del Consiglio dei ministri straordinaria tra pochi giorni» che si occupi proprio della riforma della giustizia. Con particolare attenzione alla legge sulle intercettazioni sulla quale «andremo avanti» perché «non c’è libertà in un Paese in cui appena si alza la cornetta del telefono altre persone ascoltano» e «dove le persone possono essere manipolate». Poi, l’annuncio di un allargamento della squadra di governo. «Gli altri esecutivi ne avevano più di 100-110, noi 60-65». Ecco perché, confida a Nucara, chiederò a Napolitano di poterne nominare qualcuno di più.