Gay, l’uomo jet vince pure i 200. "La mia forza è la preghiera"

Il campione americano aveva già vinto i 100. "Ma per il primato mondiale mi manca resistenza"

Per ora ha strappato a Michelone Johnson il record dei campionati del mondo: quello aveva vinto i 200 metri in 19”79, lui ha corso in 19”76. Ma per il miracolo (leggi record del mondo) si sta attrezzando. Tyson Gay ha spiegato tutto e subito, come dopo una passeggiata. «Per battere il primato di Michael devo diventare più forte fisicamente, migliorare la resistenza. Altrimenti è dura». Ancora lui, predestinato alla copertina di questi campionati del mondo: Tyson il tigrotto del Kentucky, allenato da un ormai ex galeotto, è stato una palla di cannone all’uscita dalla curva, dove altri cominciano a veder la vista annebbiarsi.

Palla di cannone era Maurice Greene, insuperabile come centista, un po’ meno nei 200, ma l’unico insieme a Justin Gatlin (2005) capace di vincere nella stessa edizione (1999) dei mondiali 100 e 200. Ora c’è anche Gay, lassù sull’Olimpo dei super jet, dopo una faticaccia che lo ha impegnato in otto corse nel giro di sei giorni, in un clima caldo, umido, stressante. Impresa che è parsa semplice, come battere Powell nei 100. Con la differenza che nella distanza breve il favorito era il giamaicano. Qui solo Tyson. Tipo di parola: aveva promesso una vittoria e così è stato. «Ma non crediate che sia stato tanto facile. Anzi, forse è stata la prova più difficile della mia carriera». Alle sue spalle si è assestato Usain Bolt, il gigantone giamaicano che sta salendo scalino dopo scalino, forte dei suoi 22 anni: ha corso in 19”91, unico ad andare sotto i 20” insieme a Gay. Gli altri sono stati comprimari, compreso Wallace Spearmon che prometteva molto di più.

Gay, alla partenza, è stato il più reattivo. Poi è sgusciato via dall’ombra degli altri mentre la gara si allungava. Merito dei consigli della mamma, che anche stavolta lo ha tranquillizzato e rasserenato. Merito anche, ha raccontato lui, delle preghiere. «Ho pregato e credo mi abbia dato forza». C’è sempre Dio nel pensiero di questi atleti neri, molto di più di quanto capiti con i bianchi.

Nelle storie belle di questo mondiale c’è anche quella di Jana Rawlinson, venticinquenne mammina volante australiana, che ha corso e vinto i 400 ostacoli appena otto mesi dopo aver partorito. Rawlinson, che da signorina si chiamava Pitman, come Valentina Vezzali: pure lei mamma e subito dopo campionessa del mondo del fioretto. Con la differenza che quello dell’atletica è un mondo molto più difficile da conquistare. Jana ha raccontato di essersi allenata solo quattro mesi, ma di esser pronta a scalare le montagne. Forza delle donne. Valentina non era diversa.