Gay un lampo lungo 100 metri. Powell resiste solo metà gara

Ai mondiali di Osaka lo sprinter Usa vince la sfida sui 100 metri in 9”85. "Non ci credo, ora voglio il record". Il giamaicano terzo, battuto anche da Atkins: "Ero terrorizzato"

Il cazzotto vincente è quello di Tyson, Tyson Gay, grandi occhi scuri spalancati, il volto deformato dallo sforzo come Braccio di Ferro dopo una scatola di spinaci, il body con i colori americani che trattiene a fatica i muscoli lucidi. L’oro iridato nei 100 metri è suo, tempo di 9’’85 per bucare la notte densa di Osaka mentre tutto crolla sulle spalle di Asafa Powell, il giamaicano che resta detentore del primato mondiale (9’’77) ma che non ha ancora vinto nulla di importante. E che, alla prima, attesissima sfida stagionale con il suo rivale più accreditato, resiste in testa non oltre i 60 metri. Poi non regge, si spegne, finisce terzo in 9’’96, passato da Gay e da Derrick Atkins delle Bahamas (9’’91), suo cugino, non tanto amato, dicono, e adesso lo sarà pure meno.
Non è arrivato il record che si aspettavano tutti, a cominciare proprio dal 25enne Gay, che alla vigilia aveva parlato con entusiasmo della nuova, promettente pista di Osaka ma questi 100 già scatenano gli appassionati di psicologia sportiva. Perchè Powell e Gay sono arrivati in finale giocando a nascondino nei tre turni precedenti, l’americano scusandosi con tutti per essersi risparmiato, il giamaicano perdendo da Atkins già in semifinale, all’ora di pranzo della domenica italiana, quando i 10’’ di Tyson - malgrado una cattiva partenza e i dubbi sul suo ginocchio destro - diventano il lampo prima del tuono. Poi l’ultimo atto, otto uomini in linea, fine delle congetture e telecamere impietose a frugare nella tensione di Powell, collanina, canottiera troppo larga, occhiaie gonfie di tensione. Gay sembra più tranquillo o più controllato: dopo lo start, muovendo le braccia come un treno a vapore, batte tutti e lascia un Powell fin troppo sincero a convivere con la sconfitta. «Sono uscito inciampando dai blocchi e non ho fatto la mia gara. Ero terrorizzato. Lo vedevo arrivare e questo mi ha rallentato. C'era grande pressione su tutti noi e ho perso la testa», si giustifica il giamaicano mentre Gay celebra: «Aspettavo da tanto un momento come questo. Sapevo che sarebbero stati decisivi gli ultimi 30 metri. Quando siamo arrivati ai 70 mi sono reso conto di poter vincere. Una volta sistemata la partenza, che pure non è stata buona, sapevo di poter fare una grande gara: nessuno ha la mia velocità di punta. Ora l’obiettivo è il record mondiale». Coerente: tempo fa diceva di sentirsi nella gambe un 9’’73. E fra un anno c’è l’Olimpiade. Ma prima, al mondiale giapponese, l’agenda del jet Usa n.1 prevede staffetta, la 4x100, e i 200, le cui batterie cominciano domani. Gay ha l’occasione per dimostrasi lo sprinter numero uno a tutto tondo. È del resto lo stesso uomo che a fine giugno aveva acceso i fuochi ai Trials statunitensi, doppietta 100-200 con una combinazione di tempi mai registrata (9’’84 e 19’’62) e se il record dei 100 non è caduto a Osaka (le piste ultra-tecnologiche non bastano), quello sui 200 di Michael Johnson, il 19’’32 che ha da poco compiuto11 anni di storia, è il nuovo bersaglio. «I 200? - conclude Gay - Vedremo come reagirà il fisico. Ma non sarà facile perchè avrò la pressione che tocca ai favoriti». Il nuovo iridato, padre di una bambina di 5 anni, è un ragazzo che ha scoperto la velocità rubando basi nel baseball ma si è appassionato allo sprint cercando di battere la sorella Tiffany, «brava a partire veloce», racconta il neoiridato. E dalla madre ha appreso la capacità di reagire nei momenti difficili. E’ stata lei a rassicurarlo via telefono prima della finale, poi Tyson ha sentito il suo coach, che si trova in carcere. «Mi stavo chiedendo: la gente mi amerebbe ancora se venissi sconfitto? Il coach mi ha chiamato e mi ha detto che stamattina, quando si è alzato, sapeva che avrei vinto». Gay fu 4° ai mondiali 2005 in una finale dei 200 in cui tutto il podio era Usa e un anno fa chiuse alle spalle di Powell la gara in cui il giamaicano ribadì il suo record mondiale sui 100. Oggi sono gli altri a leggere la sua targa. Nell’attesa, c’è un motivo in più perchè Lexington, la città del Kentucky dove Gay è nato, venga chiamata Horse Capital of the World, la capitale mondiale del cavallo. Il cavallo è Tyson.