Gay, il lampo di Mister America nei 100 metri per superuomini

Nei Trials fa il record Usa, mentre Bolt batte Powell in Giamaica: per i Giochi è sfida a tre

Tyson Gay che fa il nuovo record americano nei Trials di casa, Bolt che batte Powell in quelli giamaicani: se quello di ieri è stato un antipasto, che in Cina apparecchino in fretta le tavole.
Perché la poltrona olimpica dei 100 metri è un discorso riservato a tre atleti non qualunque. Il primo è Tyson Gay, statunitense di 25 anni, campione del mondo in carica. Il secondo è Usain Bolt, giamaicano di 21 anni che detiene il record mondiale. E il terzo, anche lui giamaicano, è Asafa Powell, 25 anni e uno score di 33 gare concluse sotto i 10 secondi (per capirci: in questa classifica lo precede solo un certo Maurice Greene a 52).
Non si scappa da questi tre, loro lo sanno. Forse lo sa anche il destino, che spesso incrocia le loro storie. Come il 31 maggio scorso quando Bolt stabilisce il suo 9’’72 da record a New York, proprio davanti a Gay. O come l’anno scorso quando Powell, dopo un 2006 da imbattuto, deve arrendersi nella finale dei campionati del mondo ad Osaka. Vinta, guarda caso, da Gay.
E ieri ecco un altro incrocio: tutti e tre a cercare la qualificazione per i Giochi. Dalla Giamaica arriva la conferma di Bolt, che vince agevolmente davanti a Powell (non al meglio dopo l’infortunio alla spalla che gli ha fatto saltare due mesi di preparazione). Entrambi hanno strappato il pass per Pechino: «Siamo buoni amici, qui non c’è stata alcuna battaglia. Volevamo solo qualificarci per le Olimpiadi», ha detto Bolt.
Ben presto è arrivata la risposta dagli Stati Uniti: nel quarto di finale Gay ha fatto segnare un gran 9’’77. Eppure, nonostante il tempo migliore dei rivali (che hanno corso rispettivamente in 9’’85 e 9’’97), non è ancora certo della qualificazione. Il meccanismo dei Trials, infatti, fa sì che per volare in Cina, il campione del mondo debba arrivare nei primi tre nella finale di oggi. Considerando il suo stato di forma, non ci saranno problemi. Anche se un piccolo rischio lo ha corso: nelle batterie iniziali ha rischiato di uscire dalla zona-qualificazione. Gay ha riconosciuto l’errore: «Sono impazzito, se non mi fossi qualificato sarei entrato di diritto tra le cavolate dell’anno della Espn (canale sportivo americano, ndr)».
E nonostante le insidie di Derrick Atkins (che dalle Bahamas porterà l’argento dei mondiali per fare da outsider) e Michael Frater, il terzo giamaicano alle Olimpiadi, il successore di Justin Gatlin molto probabilmente uscirà dai nomi di Bolt, Powell e Gay. Comunque andrà, sarà un successo per lo spettacolo dell’atletica.