È Gay Pride, ma il folclore lascia il passo alla politica

Rita Smordoni

Pacs e adozioni. Il tradizionale carnevale di gay, lesbiche e trans che ogni estate, ormai da 6 anni, anima le vie della capitale, si arricchisce quest’anno di precise rivendicazioni politiche. Altro che folklore. «Chiediamo l’introduzione di un istituto giuridico come il Pacs che, colmando un vuoto normativo, dia piena dignità e tutela a forme affettive differenti», si legge nel documento politico del coordinamento Roma Pride 2006. E ancora: «Chiediamo di affrontare sul piano sociale e normativo il tema della genitorialità omosessuale, cioè dei figli di lesbiche, gay e transessuali, che riguarda migliaia di genitori e di bambini nel nostro Paese». «Di tutto, di più», lo slogan che accompagna la manifestazione che sfilerà oggi alle 17,30, da piazza della Repubblica, con la benedizione del Comune di Roma, della Provincia e della Regione Lazio, che hanno rilasciato in tutta fretta il patrocinio. Il documento politico suona come un invito a fare presto a quei parlamentari che il popolo dei «discriminati» ha contribuito ad eleggere. Ma per il momento ci si deve accontentare del patrocinio alla manifestazione (e al documento politico) concesso da Presidenza del Consiglio, Ministero delle Politiche Giovanili e dello Sport, Ministero dei Diritti e Pari Opportunità. Le prime proteste che si registrano sono quelle del capogruppo di An alla Provincia di Roma, Piergiorgio Benvenuti, e del capogruppo uscente al Comune di Roma, Sergio Marchi, che ieri, hanno parlato di «attacco alla famiglia tradizionale». «È evidente che il centrosinistra al governo vuole attaccare uno dei principi fondamentali della convivenza civile e della sensibilità degli italiani, la famiglia tradizionale basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, così come recita la nostra Carta costituzionale», ha tuonato Marchi. «Le maggiori istituzioni - hanno continuato i due esponenti di An - si sono affrettate a concedere il patrocinio all’iniziativa del Pride di Roma, che invece rappresenta più un momento folkloristico che di rivendicazione reale dei diritti degli omosessuali, e che anzi può anche offendere le loro rivendicazioni, considerando che la capitale è anche la sede della Cristianità». Duri i giudizi dell’opposizione anche in tema di adozioni: «Ribadiamo la libertà di ognuno di sviluppare e praticare la propria sessualità, ma non condividiamo che si arrivi ad adozioni di minori da parte di coppie omosessuali, convinti che ogni individuo nel momento dell’età evolutiva debba poter avere un padre e una madre secondo gli elementari principi della legge naturale». Al centro delle accuse di An anche l’opportunità di far concludere la manifestazione al centro sociale Acrobax in via della Vasca Navale, l’ex cinodromo occupato ormai da due anni dagli Ultra della sinistra capitolina. «Pazzesco sponsorizzare manifestazioni che utilizzano spazi abusivamente occupati, in centri sociali, poi, che si sono distinti nelle aggressioni ai militanti del circolo An Marconi» rileva Marchi.