Gay pride in Terra Santa Rabbini e imam uniti: «Una taglia sui sodomiti»

Religiosi in trincea: volantini con le istruzioni su come costruire armi e 3mila euro a chi uccide un omosessuale. «Impediremo il corteo ad ogni costo»

da Gerusalemme

A meno di un mese da una grande raduno internazionale gay a Gerusalemme gli ambienti religiosi stanno moltiplicando gli sforzi per impedire la «profanazione di massa» della Città Santa. Per una volta, rabbini e imam musulmani sono sulla medesima barricata, uniti nella lotta contro quella che considerano un’insopportabile «degradazione dei costumi».
In questo clima di radicalizzazione è giunta ieri la distribuzione nelle cassette postali dei rioni ortodossi ebraici di Mea Shearim e di Gheula di volantini incendiari in cui si propone addirittura una taglia di 20mila shekel (più di 3.000 euro) a chi riesca a provocare la morte «di quanti vengono da Sodoma e Gomorra». Gerusalemme, avvertono rabbini oltranzisti, rischia di fare la medesima fine se la marcia gay World Pride non sarà fermata.
«Trecentomila animali corrotti, noti peccatori della comunità di Sodoma, vogliono invadere la nostra Città Santa e corrompere i nostri figli», si legge nei volantini firmati da un gruppo sconosciuto: «La Mano Rossa per la Salvazione». Il testo è accompagnato da disegni che insegnano come approntare per il fatidico giorno del confronto bottiglie Molotov. «Saranno bottiglie Schlissel-Special», aggiungono gli autori, riferendosi con deferenza a Yishai Schlissel, lo zelota ebreo che un anno fa si lanciò a testa bassa con un coltello contro una marcia di omosessuali nel centro di Gerusalemme, ferendo in modo grave uno dei partecipanti. Il volantino insegna anche a produrre gli Schlissel-Speik (un piccolo pezzo di legno dotato di un lungo chiodo, da tenere stretto nel pugno) e i Satmar-Klapper: calze elastiche con dentro un sasso, da far roteare sopra la testa. E illustri rabbini, fra cui il centenario Elyashiv e il rabbino Ovadia Yossef di Shas hanno già ordinato ai seguaci di scendere nelle strade per impedire con la propria presenza che la «Marcia disgustosa» abbia luogo. Malgrado il clima sempre più acceso, gli organizzatori della manifestazione hanno respinto proposte di compromesso, di trasferire cioè la Parade alla più laica e più tollerante Tel Aviv, distante appena 60 chilometri. Anche per loro ci sono principi più alti in gioco.