Gay, sulle adozioni un atto di egoismo

Per un Paese che si professa cattolico la conclusione a cui è giunto il Parlamento spagnolo, approvando la legge che legalizza il matrimonio omosessuale, è stato un boccone difficile da inghiottire. La possente manifestazione contro il matrimonio gay non è valsa a smuovere le coscienze. Vorrebbero provarci con un referendum. E Zapatero ha detto con soddisfazione che la Spagna non sarà l’ultimo Paese a promulgare queste leggi. E allora pensiamola un attimo in modo liberista come il primo ministro spagnolo e consideriamo che il matrimonio omosessuale voglia dire libertà e giustizia. Ma come la mettiamo per le adozioni consentite alle coppie dello stesso sesso? Come potrà un bimbo crescere nella giusta psicologia infantile? Che cosa potrà mai dire ai suoi coetanei quando dovrà parlare del papà e della mamma? O che cosa penserà quando vedrà i suoi amichetti accompagnati alla scuola dal papà o dalla mamma? Si sentirà contento, appagato, quando, più grandicello, saprà esattamente come stanno le cose? Perché dovranno pure metterlo al corrente. Come lo catechizzeranno? Gli diranno che il loro egoismo li ha portati a volerlo come figlio? E qualora non fossero più accettati come genitori che cosa succederebbe? E se dopo qualche tempo i coniugi divorziassero (può succedere!), il bimbo a chi sarebbe affidato? La natura deve essere rispettata.