Gaza, gli accordi della Mecca che rischiano di saltare

Roma - La presidenza palestinese ha denunciato oggi un «tentativo di golpe» da parte di alcuni leader politici e militari all’interno di Hamas, che «si sentono danneggiati dagli accordi della Mecca» dai quali è scaturito il governo di unità nazionale fra il movimento integralista islamico e il partito del presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas), al Fatah. Gli accordi sono stati firmati l’8 febbraio scorso e il 15 marzo si è formato il governo di unità nazionale.

L'intesa Msahaal-Abu Mazen Alla Mecca il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, e Abu Mazen avevano concordato di affidare la guida del nuovo esecutivo al premier uscente Ismail Haniyeh e i tre principali ministeri - interni, esteri e finanze - a indipendenti. Al Fatah avrebbe avuto un vicepremier. Nove portafogli sarebbero stati assegnati a Hamas, sei al Fatah, sei ai piccoli partiti e agli indipendenti. Ma sull’assegnazione del dicastero chiave degli interni erano subito sorti ostacoli. L’accordo prevedeva che Hamas avrebbe scelto il ministro ma che sarebbe stata necessaria l’approvazione anche di Abu Mazen. Sul programma politico del nuovo governo restavano punti non chiari. Nell’accordo reso pubblico alla Mecca e nella lettera di reincarico a Haniyeh di Abu Mazen non c’è accenno a un riconoscimento di Israele. Il governo è invitato al «rispetto» della legalità internazionale e degli accordi finora siglati dall’Olp. Una formula già accettata nelle trattative delle precedenti settimane da Hamas, ma che Abu Mazen rifiutava esigendo un impegno a «conformarsi» agli accordi dell’Olp con Israele, fra cui quelli di Oslo, riconoscendo così implicitamente lo Stato ebraico. Ma già nelle ore successive all’annuncio dell’accordo, in seno a Hamas si levavano voci dissonanti su questo punto centrale per superare il boicottaggio internazionale.