Gaza, è guerra aperta tra Sharon e i coloni

Gian Micalessin

Ieri mattina il primo ministro israeliano Ariel Sharon non era andato per il sottile. La parola d'ordine uscita dal suo ufficio e diramata alle forze di sicurezza era chiara: «Usare il pugno di ferro», fermare a tutti i costi il «manipolo di teppisti che minaccia di bloccare il Paese». Ma i «teppisti» si sono fatti beffe di Sharon e dei suoi poliziotti. Ieri sera poche dozzine di giovanissimi attivisti del Likud e dell'estrema destra hanno bloccato le entrate di Gerusalemme, la strada per Gaza e vari punti d'accesso alla Cisgiordania e alle principali città. Ancora una volta le bande militar-familiari dei coloni sono riuscite a dimostrare la loro capacità di mobilitazione. Bambinetti di meno di dieci anni si sono seduti sull'asfalto ed hanno urlato slogan contro lo «sradicamento degli ebrei per mano degli ebrei». I loro genitori e fratelli più grandi hanno invece inscenato cori e proteste tutt'attorno costringendo i poliziotti ad effettuare decine d'arresti.
La prova di forza di Sharon e del suo governo si è materializzata soltanto in tarda serata quando l'esercito è intervenuto per smantellare l'avamposto di Tal Yal nella Striscia di Gaza. La vecchia casa diroccata situata in territorio palestinese e occupata dai giovani falchi degli insediamenti era stata, in mattinata, al centro di duri incidenti tra coloni armati e palestinesi. Scontri conclusisi con l'intervento dell'esercito che si era visto costretto ad aprire il fuoco e ad arrestare quindici militanti dell'estrema destra ebraica. Nel corso della confusa schermaglia tra esercito, coloni armati e arabi era rimasto ferito un palestinese ricoverato in fin vita in un ospedale di Gaza. S'ignora se a colpirlo siano state le armi dei coloni o quelle dell'esercito. In serata l'epilogo con lo smantellamento di Tal Yal da parte dei soldati.
A 46 giorni dal ritiro dalle colonie di Gaza aumentano dunque preoccupazione e nervosismo. Mentre polizia e militari sono costretti ad usare i cannoni ad acqua e a riempire le celle di attivisti si moltiplicano i timori di una dolorosissima lacerazione tra l'Israele laica e quella nazional religiosa.
La doppia prova di forza d'ieri sera è stata l'epilogo di una giornata tesissima preceduta dal lancio di chiodi e olio sulla statale tra Gerusalemme e Tel Aviv. Il popolo degli insediamenti sembra insomma tenere in ostaggio il Paese. Un bruttissimo segnale per Sharon costretto a far i conti con le conseguenze del ritiro prima ancora del suo inizio e a una sfiancante prova di forza con militanti provenienti dal suo stesso partito.
La strategia dell'estrema destra è sempre più chiara. Da una parte radicalizzare lo scontro intorno a qualche roccaforte all'interno della Striscia per distrarre i reparti dell'esercito impegnati nelle operazioni di ritiro vero e proprio. Dall'altra costringere le forze di sicurezza ad una mobilitazione su scala nazionale per impedire il blocco del Paese. Questa seconda tattica punta ad assottigliare e mettere a dura prova la tenuta psicologica dei reparti chiamati ad intervenire contro i propri «fratelli» ebrei ed israeliani.
La difficoltà maggiore per le forze di sicurezza è l'imprevedibilità e la frammentazione dei groppuscoli di coloni addestrati in stile paramilitare. Ieri mattina uno di questi ha cosparso d'olio e chiodi a tre punte la trafficatissima arteria tra Gerusalemme a Tel Aviv seminando il panico tra gli automobilisti.
A Gaza la protesta dei falchi delle colonie si concentra in due punti. Una è l'albergo vicino alle spiagge della Striscia occupato da qualche centinaio di militanti provenienti della Cisgiordania e ribattezzato Maoz Hayam, fortezza sul mare. L'altro è la zona di Muassi, un'enclave palestinese nel blocco di colonie di Gush Katif dove l'esercito ha raso al suolo una dozzina di edifici per impedire all'estrema destra di trasformarli in avamposti. Qui, dopo lo smantellamento dell'avamposto di Tal Yal avvenuto ieri sera, i coloni progettano una vera e propria tendopoli. Le intemperanze del popolo degli insediamenti si fanno dunque sempre più preoccupanti. I servizi di sicurezza interni dicono di aver le prove di un tentativo di sabotare telefoni, centrali elettriche e condutture d'acqua.
Così mentre Sharon chiama alla mobilitazione contro «i teppisti» i suoi collaboratori usano espressioni ancora più dure e accusano il Consiglio dei coloni: «Prima manda la gente a Gaza in quel maledetto hotel e incoraggia i propri militanti a metter a rischio la vita di altri cittadini, poi volta la testa dall'altra parte e si dichiara innocente».