Gaza, è guerra tra Fatah e Hamas 21 morti. Nuovo cessate il fuoco

È ancora in vigore ma nei fatti non esiste più la tregua tra le due fazioni palestinesi. Da ieri sono già 21 i morti e oltre 170 i feriti. Ucciso vice capo dell'intelligence di Abu Mazen. Il presidente palestinese chiede alle parti di fermare gli scontri. E Hamas annuncia un nuovo accordo per il cessate il fuoco

Gaza - Il presidente palestinese, Abu Mazen, ha invocato la fine immediata degli scontri tra militanti del suo partito, l'opposizione Fatah, e i rivali del movimento radicale Hamas, al governo. Un appello, l'ennesimo, seguito alle battaglie di questi giorni nella Striscia di Gaza e che nelle ultime ventiquattr'ore hanno fatto tredici morti. «Esorto tutte le parti a Gaza a mettere immediatamente fine a questi comportamenti che vanno contro gli interessi del popolo palestinese», ha detto ai giornalisti incontrati a Ramallah, in Cisgiordania. «Esorto tutti i palestinesi, indipendentemente dalle loro affiliazioni politiche, a mettere fine a questo spargimento del sangue palestinese», ha insistito.

Cessate il fuoco Un portavoce di Hamas, Nizar Rayan, annuncia un nuovo accordo di cessate il fuoco fra il movimento islamico e Fatah a Gaza. Peggiora intanto il bilancio delle vittime nella Striscia, dove nelle ultime ventiquattr'ore, secondo Al Jazeera, sarebbero morte almeno 21 persone, per la maggior parte uomini della sicurezza del partito del presidente Abu Mazen. 

Bilancio Ancora un giorno di battaglie tra le diverse fazioni palestinesi. Almeno otto i morti negli scontri tra militanti di Fatah, il partito del presidente Abu Mazen, all'opposizione, e del movimento radicale Hamas, al governo. Questi ultimi hanno attaccato a colpi di mortaio un centro addestramento reclute di "Forza 17", la guardia presidenziale, mentre militanti di Fatah hanno appiccato un incendio l'Università islamica a Gaza, vanto del movimento di resistenza islamico. Tra le vittime tre miliziani di Hamas, il capo dell'intelligence di Fatah per il nord della Striscia di Gaza e un altro ufficiale dei servizi, una donna e due bambini. Dopo due giorni di scontri - con un bilancio complessivo di 17 morti e oltre 170 feriti- la tregua entrata in vigore la notte tra lunedì e martedì può considerarsi fallita.

Si muove la diplomazia Abu Mazen e Khaled Meshaal, il leader supremo politico di Hamas, in esilio a Damasco, hanno concordato «in linea di massima» un nuovo incontro per martedì a La Mecca, su sollecitazione del re saudita Abdullah. Un primo incontro, tenutosi il 21 gennaio a Damasco, si concluse senza l'auspicato accordo su un governo di unità nazionale. Il presidente palestinese ha lanciato un ennesimo appello alle parti, «non importa di quale affiliazione politica», a mettere fine «immediatamente a questo spargimento di sangue palestinese». Anche in Cisgiordania è scorso sangue. Due armati palestinesi - Khamdan Shoman, 34 anni, e Mohammed Arab (30) - sono morti in una sparatoria con militari israeliani a Betania, un sobborgo di Ramallah. Intanto gli Stati Uniti hanno convocato oggi a Washington una riunione del '"Quartetto di Madrid", i mediatori di Usa, Russia, Ue e Onu per il Medio Oriente. Due gli obiettivi: compattare il fronte per un embargo più stringente sul governo monocolore di Hamas e allo stesso tempo rafforzare Abu Mazen. A tal fine l'amministrazione Bush ha annunciato aiuti per 86 milioni di dollari per l'addestramento e la fornitura di equipaggiamenti non letali alle forze leali ad Abu Mazen. Le armi saranno fornite da Giordania ed Egitto, con il placet di Israele.