Gaza, la Livni: "Noi andiamo avanti" Bush: tregua condizionata a stop razzi

L'esercito di Gerusalemme avanza (guarda <strong><a href="/a.pic1?ID=318775">la mappa</a></strong>): nella notte colpiti 130 obiettivi (<strong><a href="/video.pic1?ID=gaza_5_1_09">video</a></strong>). Hamas risponde con razzi e missili: &quot;Non ci arrenderemo mai&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=318774">L'accusa del Times: &quot;Israele usa fosforo bianco&quot;</a></strong>. L'intelligence israeliana: &quot;Hezbollah potrebbe attaccare&quot;. Emergenza umanitaria: servono cibo e medicine. Ma la Livni dice no: &quot;Basta con la moderazione&quot;

Gaza - La guerra non conosce soste. Dopo l'occupazione di alcune postazioni strategiche nella Striscia di Gaza l'offensiva israeliana va avanti senza esitazioni: è una caccia all’uomo per cercare di stanare gli estremisti di Hamas e trovare depositi di armi e infrastrutture del movimento islamico. Dopo i ripetuti appelli alla pace proseguono gli sforzi diplomatici della comunità internazionale. Una delegazione Ue dopo aver incontrato Mubarak chiede l'immediato cessate il fuoco. Si muove anche la Russia, ma il ministro degli Esteri d'Israele, Tizpi Livni, respinge l'offerta di mediazione di Mosca. E ribadisce: "La nostra è solo una lotta contro il terrorismo". Intanto Hamas mostra i muscoli: "Non ci arrenderemo mai". In serata parla anche Bush: "La treegua sia condizionata allo stop dei razzi su Israele".

Gaza è isolata Le truppe israeliane hanno ormai quasi del tutto circondato il capoluogo dell’enclave palestinese. Intensi combattimenti con le milizie di Hamas sono in corso da un’estremità all’altra del minuscolo territorio. Il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, ha seccamente respinto la proposta dell’Ue di dispiegare osservatori internazionali nella Striscia dopo la fine dell’offensiva, mentre il ministro della Difesa dello Stato ebraico, Ehud Barak, ha avvertito che la campagna militare a Gaza andrà avanti perché "non è ancora stato raggiunto l’obiettivo fondamentale", cioè porre al sicuro gli abitanti del sud del Paese dagli attacchi con i razzi e i mortai sferrati dalla Striscia dagli estremisti palestinesi.

La Livni dice no all'Ue: basta con la moderazione Se Israele sarà attaccato risponderà. A chiarire la posizione dello Stato ebraico è il ministro degli Esteri Tzipi Livni, affermando che un accordo con Hamas equivarrebbe alla fine del processo di pace. "Una necessaria guerra al terrore non finisce con un accordo. Noi non firmiamo accordi con i terroristi, noi combattiamo i terroristi", dice la Livni a Gerusalemme, prima dia accogliere una delegazione dell’Unione Europea, sottolineando che, "se firmassimo un accordo con Hamas, non saremmo più in grado di far avanzare il processo di pace". Il capo della diplomazia dello Stato ebraico ricorda in proposito che "Hamas continua a non rispettare le condizioni poste dalla comunità internazionale, tra cui l’Europa. Questa è la stessa Hamas che attacca Israele da otto anni, è Hamas che attacca da quando Israele ha lasciato Gaza". 

Bush: tregua condizionata a stop razzi Un cessate il fuoco tra Israele e Hamas deve comportare la fine del lancio di razzi da Gaza contro lo Stato ebraico. Lo ha indicato il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, secondo cui è legittimo il desiderio israeliano di difendersi, visto che la colpa delle violenze è inizialmente di Hamas. 

Operazioni umanitarie Israele ha autorizzato l’ingresso nell’enclave dal valico di confine di Kerem Shalom di un convoglio umanitario, un’ottantina di camion carichi di aiuti destinati alla popolazione stremata. Un altro varco, quello di Nahal Oz, è stato in parte sbloccato per far affluire 200.000 litri di carburante diretti alla centrale elettrica locale, sull’orlo del collasso, e 120 tonnellate di gas per uso domestico. Consentito inoltre l’espatrio a duecento palestinesi muniti di passaporti stranieri.

Diplomazia a lavoro Frattanto si moltiplicano le iniziative diplomatiche incrociate: da una parte la missione Ue guidata dal presidente di turno, il premier ceco Karel Schwarzenberg, dall’altra una missione dell’ex presidente Ue, Nicolas Sarkozy, autodesignatosi una volta cessato il suo ruolo mediatore internazionale di pace. Destinazione comune l’Egitto e il suo presidente Hosni Mubarak. "La nostra missione - ha detto il presidente ceco - è mirata a attenuare la sofferenza palestinese e a fornire aiuti umanitari alla popolazione di Gaza". Della delegazione Ue, che dopo l’Egitto andrà a Gerusalemme, Ramallah, fanno parte anche i ministri degli esteri francese, Bernard Kouchner, e il suo omologo svedese Carl Bildt. Parallelamente il presidente Sarkozy ha incontrato oggi Mubarak. L’Egitto, mediatore indiscusso della pace in Medio oriente, ha messo a punto un piano in quattro punti per uscire dalla crisi. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha ribadito che è "stato Hamas a violare unilateralmente la tregua", ha definito la reazione di Israele "tragica" ma ripetendo che lo Stato ebraico "ha diritto a difendersi. Sono i civili palestinesi le vere vittime di Hamas che tiene in ostaggio la striscia di Gaza", ha concluso. 

Violenti combattimenti Secondo gli inviati a Gaza della tv satellitare araba al Jazeera, ci sarebbero "violentissimi combattimenti" tra le truppe israeliane e "elementi della resistenza palestinese" sui due assi dell’incursione israeliana nella striscia di Gaza, arrivata al terzo giorno. Per la tv araba, "l’avanzata dell’esercito israeliano è lenta, ma non si capisce se sia una tattica per tastare le forze del nemico", oppure se sia ostacolata "dalla feroce resistenza" opposta dai miliziani delle Brigate Ezzedine al Qassam, braccio armato di Hamas. Sta di fatto - aggiunge l’emittente - che da una parte l’esercito, appoggiato in cielo dall’aviazione, fa ricorso a colpi dell’artiglieria e dei carri armati e dall’altra i miliziani "rispondono con razzi Rpg, missili anticarro e ordigni". Il "fulcro" dei combattimenti più violenti sarebbe a est di Jabaliya, a nord est della Striscia, e a Hai al Zeitun, a sud est di Gaza City. Intanto, le Brigate al Qassam hanno rivendicato di avere fatto esplodere un ordigno contro un mezzo di trasporto truppe israeliano ad est di Beit Hanun.  

Centotrenta obiettivi colpiti dai raid Sono almeno centotrenta in tutto gli obiettivi raggiunti soltanto la notte scorsa dai raid effettuati dall’aviazione d’Israele: lo ha reso noto un anonimo portavoce miliare, secondo cui "in particolare" sono stati colpiti "una moschea nella quale erano immagazzinate armi" a Jabaliyah, nel settore nord dell’enclave palestinese; e inoltre "abitazioni dove erano stati allestiti arsenali" nonché "veicoli che trasportavano rampe di lancio per razzi e individui armati". Il portavoce ha aggiunto che "le truppe di terra proseguono la loro avanzata", scattata sabato sera, "con l’appoggio dei bombardamenti navali".

Sette morti in una famiglia Sette persone della stessa famiglia sono rimaste uccise in un bombardamento israeliano su una casa alla periferia di Gaza City. Lo riferiscono fonti mediche palestinesi. L’attacco, effettuato in un campo profughi, segue una prima azione del genere nella mattinata in cui sono morti tre bambini e la loro madre. Secondo le stesse fonti mediche sono quindi 12 in tutto le vittime civili dall’inizio della giornata. 

No ambulanze ai combattenti armati Il ministro della Sanità di Hamas, Bassem Naeem, ha ordinato al personale sanitario di proibire ai combattenti armati di salire sulle ambulanze in modo "da non dare agli israeliani una scusa per attaccare i veicoli". Lo riferisce il sito israeliano Ynetnews, citando fonti a Gaza. 

Attenti a Hezbollah Il capo dell’ intelligence militare, generale Amos Yadlin, ha avvertito che un attacco degli Hezbollah libanesi nel nord non può essere escluso. A suo avviso gli Hezbollah potrebbero approfittare delle operazioni militari israeliane a Gaza "per aprire un secondo fronte" contro lo stato ebraico.

 

Emergenza umanitaria La gente a Gaza ha bisogno di cibo e forniture mediche, ma l’offensiva israeliana rende difficile l’intervento delle agenzie umanitarie. Il gelo si aggiunge ai problemi dei bambini coinvolti nel conflitto. E i sacchi per le vittime scarseggiano. "La situazione a Gaza da quando le forze di difesa israeliane hanno lanciato l’offensiva di terra sabato notte è diventata caotica ed estremamente pericolosa", ha detto il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) in un rapporto sulla situazione. I raid aerei hanno danneggiato ospedali, sistemi di rifornimento idrico, edifici governativi e moschee ma è difficile per lo staff della Croce Rossa portare aiuto alla popolazione "C’è forte necessità di rifornimenti, inclusi antidolorifici e anestetici ma anche di lenzuola e sacchi per avvolgere i cadaveri".

La posizione dell'Italia La "forte preoccupazione" del governo e "l’apprensione per la sorte di tanti civili innocenti", sono state espresse dal ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha dato ma il sostegno al diritto all’autodifesa di Israele dopo la "grave ed irresponsabile" violazione della tregua da parte di Hamas. Contatti aperti per valutare la possibilità di una riunione tra le parti in Italia.

Napolitano: "Auspico una tregua" "Io mi auguro che anche con la visita sia della missione eueropea, coordinata da Solana, sia del presidente Sarkozy si riesca a trovare un filo per realizzare una tregua, una sospensione delle ostilità, per riaprire una prospettiva di pace". Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a margine della sua visita al museo archeologico di Napoli, sollecitato dai giornalisti sull’emergenza di Gaza. Napolitano sottolinea che "gli appelli vengono da molte parti" per una pace in Medio Oriente. "Mi pare - prosegue - che la difficoltà sia nel concertare un’azione sul piano politico-diplomatico. Ci sta provando l’Europa con qualche difficoltà". 

Hamas: non ci arrenderemo mai "Nella battaglia di Gaza siamo stati superiori agli israeliani": l'ha detto un dirigente di Hamas, Mahmoud al-Zahar, nel corso di un discorso tenuto in diretta televisiva sul canale "Al Aqsa" che trasmette da Gaza. "Ciò che noi chiediamo è semplice ed è la fine dell’embargo e dell’occupazione - ha aggiunto - il problema non sono i nostri missili ma l’embargo imposto a Gaza". Annunciando la volontà dei palestinesi "di non arrendersi mai" Zahar ha quindi sottolineato che "tutto il mondo vede cosa fanno i sionisti alla nostra gente, ai nostri ospedali e alle nostre moschee".