Gaza nel caos, Hamas spara su Fatah

Il partito di Abu Mazen sfida gli integralisti con un corteo per ricordare Arafat. Sei morti e 130 feriti nella battaglia per le strade

I palestinesi continuano ad ammazzarsi fra loro. Almeno sei seguaci di Fatah, il partito del presidente Abu Mazen, sono stati uccisi dai miliziani di Hamas, padroni della Striscia di Gaza. Ma c’è chi parla di una decina di morti. I feriti sono 130, tra cui donne e bambini. Ieri Fatah ha organizzato la più importante prova di forza a Gaza dopo il golpe dello scorso giugno dei fondamentalisti di Hamas. Una folla di circa 250mila persone si è riunita in occasione del terzo anniversario della morte di Yasser Arafat, emblema del movimento palestinese. La gente è arrivata a Gaza da diverse località della Striscia in un tripudio di bandiere gialle di Fatah e di ritratti di Arafat. Davanti alla folla straripante, Zakariya al Aga, rappresentante di Fatah a Gaza, ha letto il discorso preparato da Abu Mazen che non può mettere piede nella Striscia. «Diciamo a Hamas e alle sue milizie armate: fermate i vostri crimini. Questi crimini non intaccheranno la nostra determinazione», sono le parole di Abu Mazen. E ancora: «Chiediamo a Hamas che ha compiuto un colpo di Stato di fare retromarcia e troncare i suoi legami con affari criminali».

Dopo il comizio e il ricordo di Arafat, la folla si è mossa in corteo. Le forze di sicurezza di Hamas erano pronte al peggio. Fra gli attivisti di Fatah qualcuno ha cominciato ad apostrofare i miliziani fondamentalisti come «assassini sciiti». Un chiaro riferimento all’appoggio iraniano a Hamas in termini di soldi e armi. A questo punto, nelle vicinanze dell’università islamica, i miliziani di Hamas hanno aperto il fuoco. Dal corteo i più coraggiosi avevano cominciato a lanciare pietre contro gli edifici pubblici occupati dagli integralisti. La sparatoria ha lasciato almeno sei morti sul terreno e 130 feriti. Altre fonti parlano di una decina di vittime. Fra i feriti accolti in ospedale ci sono pure miliziani di Hamas, che sono intervenuti contro il corteo anche a colpi di manganello. Il presidente Abu Mazen ha denunciato la strage come «un crimine odioso». I fondamentalisti hanno replicato accusando Fatah di aver ordito una provocazione.

Mohammed Dahlan, ex uomo forte di Fatah nella Striscia, è tornato a farsi sentire. «La gente è scesa in strada per dire no a Hamas», ha sostenuto Dahlan, che il presidente americano George W. Bush vorrebbe ad Annapolis alla conferenza di pace di fine novembre. «Abbiamo assistito a scene vergognose – ha dichiarato l’alto ufficiale della sicurezza palestinese –. Un segno del fallimento di questo movimento fascista». Il problema è che il pugno di ferro contro i manifestanti potrebbe riflettere la spaccatura all’interno di Hamas fra “moderati” e “falchi”. I primi, che godono del parziale appoggio del premier golpista Ismail Haniyeh e del leader in esilio in Siria, Khaled Meshaal, tendono a un’intesa politica con il rivale Abu Mazen. I falchi, guidati dal “ministro” degli Esteri Mahmud Zahar e dal responsabile degli Interni Said Siyyam, vorrebbero invece allargare il golpe alla Cisgiordania controllata da Fatah.

Nel frattempo sembra diventare più irta di ostacoli la strada per l’incontro fra israeliani e palestinesi negli Stati Uniti. In pochi credono a un risultato concreto che rivitalizzi il processo di pace, nonostante il premier israeliano Ehud Olmert abbia intenzione di liberare 400 detenuti palestinesi.