Gaza, una ong contro Israele: "Impedì i soccorsi"

L’organizzazione "Medici per i diritti umani" accusa l’esercito israeliano di aver violato
il diritto internazionale nel corso dell’offensiva "Piombo fuso". La denuncia: "I militari non hanno evacuato le famiglie assediate e hanno impedito alle squadre mediche palestinesi
di raggiungere i feriti"

Gerusalemme - Il ramo israeliano dell’organizzazione "Medici per i diritti umani" (Physicians for Human Rights, Phr) accusa l’esercito israeliano di aver violato il diritto internazionale nel corso dell’offensiva "Piombo fuso" compiuta fra dicembre e gennaio nella Striscia di Gaza. In un rapporto pubblicato oggi, Phr accusa l’esercito israeliano di aver impedito l’evacuazione dei feriti e di aver messo in pericolo le squadre di personale medico.

L'ostruzione di Israele Secondo i dati dell’organizzazione, durante l’offensiva israeliana, 16 palestinesi membri del personale medico sono morti e 34 fra ospedali e cliniche sono stati attaccati. Tsahal assicura che i suoi uomini hanno istruzione di evitare di colpire ambulanze e ospedali ma afferma che questa protezione "cessa di esistere" nel momento in cui degli attivisti si servono di questi veicoli e di queste installazioni per attaccare Israele. Sul quotidiano israeliano Haaretz, ieri, è emerso un documento inquietante, raccolto in una casa di Gaza occupata dai soldati presso il campo profughi di Jabaliya: sul foglietto scritto a mano qualcuno, probabilmente un ufficiale di basso rango, avrebbe preso appunti sulle istruzioni da riferire ai suoi soldati; il foglietto recadava l’indicazione "sparare sui soccorsi", pratica che secondo l’esercito non è mai stata adottata.

Le testimonianze di Phr Numerose testimonianze però riportano di palestinesi morti perché le ambulanze non sono riuscite a raggiungerli. Physicians for human rights-Israel descrive incidenti in cui "non solo i militari non hanno evacuato le famiglie assediate e ferite ma hanno anche impedito alle squadre mediche palestinesi di raggiungere i feriti". Diverse altre organizzazioni per i diritti umani hanno accusato Tsahal di comportamenti, nei 22 giorni dell’offensiva, che violerebbero i diritti dell’uomo. Un portavoce dell’esercito ha affermato che l’Alta Corte di israele aveva già rigettato una petizione presentata da Phr il 19 gennaio, all’indomani della fine dell’offensiva. "Alla conclusione dei combattimenti le denunce sono state indagate dall’esercito in maniera esaustiva", secondo un comunicato. "L’indagine non è conclusa; quando lo sarà sarà presentata al pubblico". Secondo il Centro palestinese per i Diritti umani i morti dell’offensiva sono 1.434, di cui 960 civili, 235 combattenti di Hamas e 239 poliziotti.