Gaza: razzi di Hamas. Raid di Israele

Decine di razzi Qassam su Sderot. L’aviazione israeliana risponde sferrando un intenso bombardamento. Tra le vittime anche un bimbo di sei mesi e il figlio di un deputato di Hamas

Gaza - Due miliziani di Hamas sono stati uccisi questa mattina in un raid aereo israeliano. L’attacco era diretto contro una base delle Brigate Ezzedim Al-Qassam, braccio armato di Hamas, a Gaza. Questa mattina erano stati uccisi altri tre miliziani di Hamas a Gaza. Ed è morto il bambino palestinese ferito ieri in un raid aereo. In Cisgiordania sono stati uccisi due attivisti palestinesi in un’incursione israeliana a Nablus. Tra le vittime palestinesi c'è anche il figlio di un importante deputato di Hamas, Hamza al Haya. Il padre di Hamza, Khalil al Haya, è uno degli esponenti dell’ala dura di Hamas a Gaza.

Notte di fuoco Un inferno di razzi, proiettili e missili nel cielo della Striscia di Gaza la scorsa notte. Decine di razzi Qassam, lanciati dal nord della Striscia, sono piovuti sulla cittadina israeliana di Sderot e persino oltre, fino alla periferia di Ashqelon. L’aviazione israeliana ha risposto colpendo a sua volta le postazioni dei miliziani palestinesi, sferrando nella notte un intenso bombardamento. A partire dalle 23 (ora locale, le 22 in Italia) nella città di Gaza è stato preso di mira l’ufficio, vuoto, del primo ministro di Hamas Ismail Haniyeh, e sono stati centrati due edifici in uso al ministero dell’Interno. Razzi aria-terra anche contro due officine meccaniche (nella città di Gaza e a Khan Younis) definite in nottata da un portavoce dall’esercito israeliano "basi dei terroristi". Il bilancio è quello di una guerra: tra i palestinesi si registrano finora 14 uccisi (tra cui un bimbo di appena sei mesi) e almeno cinquanta feriti; tra gli israeliani un civile morto e cinque feriti.

Hamas ha rivendicato gli attacchi di razzi Qassam contro Sderot, definendoli una "risposta" alle incursioni israeliane contro la Striscia, che gli israeliani considerano a loro volta una rappresaglia ai lanci di Qassam contro Sderot. Agli ultimi Qassam di ieri sera, l’aviazione israeliana aveva reagito centrando a Khan Younes (nel sud della Striscia) un minibus che portava verso la propria base un gruppo di miliziani di Hamas: cinque gli uomini rimasti uccisi.

Poco prima, in un’altra incursione condotta vicino al campo profughi di al Bureji, era morto un sesto miliziano ma appartenente alla Jihad Islamica. La rappresaglia palestinese si è fatta attendere qualche ora: poco prima dell’imbrunire, in quella che a Sderot già conoscono come "l’ora dei Qassam", è iniziata una pioggia di razzi come non si vedeva da settimane. Ne sono caduti undici in pochi minuti, e poi altri cinque, altri due, e ancora altri quattro. Alla fine ne sono stati contati oltre 40, ma questa volta uno di quegli ordigni sparati alla cieca contro il centro abitato, per la prima volta dopo nove mesi ha ucciso: un Qassam ha centrato in pieno un’autovettura che si stava avvicinando al parcheggio del collegio Sapir. A bordo un uomo di 47 anni, Ronnie Yechiya, che non ha avuto scampo. Feriti due passanti.

Gli israeliani hanno lanciato la nuova rappresaglia compiendo altri raid: un primo attacco ha colpito la città di Gaza uccidendo due persone. Fra di loro, dicono i palestinesi, c’era anche un guardiano evidentemente centrato per errore. Poi il secondo raid, violentissimo, vicino alla spiaggia del campo profughi di Jabalia, e questa volta alcuni razzi aria-terra (ancora una volta per errore) hanno colpito un campetto sul quale era in corso una partita di calcio fra ragazzi. Tre bambini sono rimasti uccisi, altri quindici sono stati i feriti. Fonti locali hanno riferito che poco distante da quel campetto i miliziani palestinesi avevano tirato Qassam contro Sderot: i piccoli giocatori di calcio sarebbero insomma vittime "collaterali".

È un corto circuito di violenza che nessuno appare oggi in grado di saper e di poter interrompere. E forse è anche per via di questa frustrante sensazione di impotenza che l’opinione pubblica israeliana manda inattesi segnali di cambiamento. Un sondaggio pubblicato ieri in Israele rivela che il 64 per cento degli intervistati inclusi in un campione rappresentativo della popolazione ebraica, ha detto a sorpresa di volere un dialogo diretto con Hamas, mentre solo il 28 per cento ha espresso una posizione contraria. Analizzando le risposte sulla base delle convinzione politiche, si evidenzia che a chiedere di dialogare con il nemico sono il 70 per cento dei sostenitori del partito laburista, il 55 per cento di quelli di Kadima (del premier Ehud Olmert), e il 48 per cento dei simpatizzanti del Likud (la destra all’opposizione). Mentre secondo lo stesso sondaggio, l’opzione del dialogo cresce lentamente anche all’interno delle forze armate. Un appello al governo di avviare "immediati negoziati con Hamas per giungere ad un reciproco cessate il fuoco" è stato lanciato in serata anche dal partito della sinistra israeliana Meretz.