Gaza, testimoni: "Israele bombarda durante la tregua"

L'esercito israeliano avanza ancora è alla periferia di Gaza City e avverte i civili: "Via alla terza fase dell'offensiva". Abu Mazen: "Serve forza internazionale". I palestinesi: "Israele non rispetta la tregua"

Gaza - Le artiglierie israeliane non hanno taciuto nemmeno durante le tre ore di tregua umanitaria che erano state confermate da Israele per consentire alla popolazione palestinese di rifornirsi di viveri e altri generi di prima necessità. Lo hanno riferitotestimoni sul posto confermando che a Gaza City, tra le 13 e le 16 (ora italiana) si sono uditi distintamente numerosissimi colpi d’artiglieria israeliana. "Hanno sparato come pazzi" hanno detto i testimoni. "Non so se oggi riusciremo a portare i soccorsi come era in programma" aveva detto durante la tregua il portavoce dell’Unrwa a Gaza, Adnan Abu Hasna, riferendosi appunto ai bombardamenti che non erano cessati. "Abbiamo moltissimi problemi a raggiungere le persone da soccorrere - aveva aggiunto il portavoce - perché la gente che fugge dalle proprie case è in continuo aumento. Da una nostra ultima stima, sono oltre 27.500 i profughi che si sono rifugiati nelle nostre scuole e nei nostri edifici. Ma hanno bisogno di tutto: cibo, vestiti, coperte ma soprattutto acqua. In questo momento nella Striscia di Gaza ci sono un milione di persone senza corrente elettrica e almeno 750mila senza acqua - ha aggiunto il portavoce - A noi è rimasto materiale umanitario solo per pochi giorni. Facciamo appello a tutto il mondo a far sì che vengano riaperti al più presto tutti i transiti d’ingresso alla Striscia di Gaza e facciamo appello a Israele affinchè cessi subito le ostilità".

Via alla terza fase Le truppe di terra di Tsahal, l’esercito israeliano, sono state avvistate nella periferia di Gaza city. Dall’alba di oggi, gli abitanti della Striscia hanno riferito di nuove incursioni aeree in zona, a Khan Younis (Sud) e Beit Lahiya (Nord). Proseguono anche gli attacchi con razzi dei miliziani di Hamas contro il sud di Israele, nonostante una risoluzione dell’Onu abbia chiesto il cessate il fuoco immediato dopo due settimane di combattimenti. E al termine delle tre ore di tregua umanitaria velivoli dell’aviazione israeliana hanno lanciato su Gaza volantini. Fonti locali precisano che in quei volantini si afferma che le forze armate israeliane "stanno per entrare in una nuova fase nella lotta al terrorismo".

L'appello di Abu Mazen "Fermare i combattimenti" è la priorità assoluta del presidente palestinese, Abu Mazen (Mahmud Abbas) che si dice sicuro l’Egitto sia capace di superare i problemi di mediazione con Israele e con gli integralisti di Hamas (per i quali la carica di Abu Mazen sarebbe scaduta ieri). Lo ha dichiarato lo stesso presidente palestinese subito dopo un colloquio avuto in mattinata con il presidente egiziano, Hosni Mubarak. Abu Mazen, che è arrivato al Cairo da Madrid ieri sera, in mattinata si recherà all’ospedale palestinese del Cairo per visitare i feriti dell’operazione israeliana Piombo Fuso che continuano ad arrivare dalla Striscia di Gaza. "La presenza internazionale è stata sempre richiesta per la protezione del popolo palestinese: è necessaria nella Striscia di Gaza e non sulla frontiera con l’Egitto" ha aggiunto Abu Mazen. "Questa presenza è desiderata dai palestinesi anche in Cisgiordania perché il nostro popolo è oggetto di aggressioni continue da parte degli israeliani". La risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu approvata ieri per un cessate-il-fuoco immediato "sfortunatamente - ha detto Mazen - non ha alcuna efficacia diretta, ma è il minimo per gli arabi". Ha quindi espresso apprezzamento per "il magnifico lavoro" svolto dagli arabi all’Onu e per il fatto che gli Stati Uniti non abbiano posto il veto. "L’iniziativa egiziana - ha aggiunto Mazen - è il meccanismo di applicazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza per la cessazione delle aggressioni israeliane". Mazen ha poi sottolineato che "noi crediamo alla pace sulla base dell’iniziativa araba che garantisce a Israele il riconoscimento dei Paesi arabi in cambio della pace".

Ucciso leader della Jihad Il comandante Shams Omar, uno dei capi militari delle Brigate al-Quds, è rimasto ucciso oggi quando l’abitazione in cui si trovava è stata colpita da un bombardamento israeliano compiuto sul campo profughi di Ash-Shati, sulla costa settentrionale della Striscia di Gaza. Lo hanno reso noto fonti della Jihad Islamica a Gaza citate dal sito internet palestinese Maan. Non si sono avute per ora conferme indipendenti o da parte delle autorità israeliane.

Il bilancio Quindici miliziani di Hamas e otto civili palestinesi sono rimasti uccisi e cinque soldati israeliani feriti tra la notte e stamani nell’operazione militare Piombo fuso condotta dalle truppe e dall’aviazione di Israele nella Striscia di Gaza e giunta oggi al 15esimo giorno. Nella notte, in varie località della Striscia, truppe della fanteria, carri armati, artiglieria pesante e unità dell’intelligence hanno ingaggiato e stanno ancora sostenendo scontri a fuoco con miliziani di Hamas e di altri gruppi integralisti palestinesi. In nottata, i caccia israeliani hanno colpito 40 obiettivi tra cui 10 postazioni per il lancio di razzi, 14 magazzini di armi e munizioni e cinque tunnel utilizzati per il contrabbando di armi dall’Egitto. Tra la notte e stamani sono proseguiti anche i lanci di razzi palestinesi in direzione del territorio israeliano, in particolare sul Neghev e sulla città di Ashqelon, che hanno provocato un ferito in quest’ultima località. Almeno otto civili palestinesi sono morti stamani dopo che un proiettile esploso da un carro armato israeliano è caduto in una strada del campo profughi di Jabaliya, nel Nord della Striscia. Lo hanno riferito fonti mediche palestinesi secondo le quali le vittime facevano probabilmente parte della stessa famiglia. Sinora non si sono avuti commenti da parte delle autorità israeliane sull’asserito incidente. Sempre secondo mediche, un missile israeliano è caduto all’interno di una struttura ospedaliera nel centro di Gaza City provocando il ferimento di una persona. Nel centro di Gaza City, è invece rimasto ucciso un miliziano di Hamas mentre un membro della Jihad islamica è morto in uno scambio di colpi nel campo profughi di Beach Camp, nella parte Nord della Striscia. Ieri sera un altro palestinese era rimasto ucciso durante un raid aereo in cui è stato colpito un edificio nel campo profughi di Shati, nei pressi della città di Gaza. Sinora, stando ai servizi di emergenza di Gaza, i palestinesi uccisi sono ormai più di 800 e quelli feriti circa 3.330.

Tregua umanitaria Anche oggi, come avvenuto negli ultimi tre giorni, Israele sospenderà le attività militari a Gaza per tre ore per consentire alla popolazione palestinese di rifornirsi di viveri. Lo ha riferito radio Gerusalemme. La "tregua umanitaria" avrà inizio alle ore 13 locali, le 12 in Italia, e terminerà alle 16. Decine di camion carichi di aiuti umanitari sono stati autorizzati anche oggi ad entrare a Gaza dal valico di Kerem Shalom.

Riprendono gli aiuti Le Nazioni Unite hanno annunciato l’imminente ripresa delle attività assistenziali e della distribuzione degli aiuti alla popolazione nella Striscia di Gaza, dopo aver ricevuto da Israele "garanzie credibili circa il pieno rispetto per la sicurezza del proprio personale, delle installazioni e delle operazioni umanitarie": si legge in un comunicato congiunto diffuso dal Palazzo di Vetro a tarda sera dall’Unrwa, l’Agenzia per i Soccorsi ai Rifugiati Palestinesi, e dell’Unsco, il Coordinatore Speciale per il Processo di Pace in Medio Oriente. "Su tali basi - prosegue la nota - i movimenti degli addetti dell’Onu sospesi ieri riprenderanno il più presto possibile".

Lo stop L’Unrwa, in particolare, aveva cessato ogni iniziativa giovedì, dopo che due proiettili sparati da mezzi corazzati israeliani si erano abbattuti su un suo convoglio, uccidendo uno dei conducenti dei camion e ferendone un altro. Anche il Cicr, il comitato internazionale della Croce Rossa, era poi stato costretto a ridurre le proprie operazioni a Gaza quando un proprio veicolo era a sua volta stato colpito, in apparenza da fuoco proveniente dalle postazioni delle forze dello Stato ebraico. La decisione di ritornare al lavoro è stata presa in seguito a una riunione ad alto livello tra le parti tenutasi a Tel Aviv, presso la sede del Ministero della Difesa, nel corso della quale i rappresentanti israeliani hanno manifestato agli interlocutori il loro "profondo rammarico" per l’accaduto, assicurando inoltre che non rifletteva in alcun modo la linea politica ufficiale del governo. Nel documento unitario, comunque, ambedue le agenzie delle Nazioni Unite avvertono che "la sicurezza e l’incolumità del personale saranno tenute sotto costante revisione".