Gaza: "Tregua finita". E riprendono gli scontri Israele: "Via libera alla terza fase dell'offensiva"

Dodicesimo giorno dell'operazione Piombo Fuso: 700 vittime, 220 sono minori, 3.100 feriti. Gerusalemme gela l'entusiasmo del presidente francese: i colloqui con gli egiziani &quot;sono in corso&quot;. Bombardamenti interrotti dalle 12 alle 15. Gli Usa: sì al <strong><a href="/a.pic1?ID=319247">piano </a><a href="/a.pic1?ID=319247">franco-egiziano</a></strong>. Obama: &quot;Silenzio non significa indifferenza&quot;

Gaza - Scaduta la tregua, ripresi i bombardamenti. Pochi minuti dopo le 15 si è interrottta la tregua di tre ore proclamata dall’esercito israeliano e immediatamente sono ripresi i bombardamenti sulla striscia di Gaza. Secondo l’inviato della tv araba al Jazeera gli attacchi sono ripresi con un colpo di artiglieria sparato dalle forze israeliane contro una casa del quartiere al Zeitun che si trova nella periferia Sud Orientale di Gaza. Il cessate il fuoco di tre ore è stato rispettato anche dalle milizie di Hamas che in questo lasso di tempo non hanno lanciato razzi contro Israele. In questo momento gli elicotteri militari israeliani stanno sorvolando con insistenza nella parte Nord della striscia di Gaza pronti a colpire nuovi obiettivi.

Diplomazia, timidi spiragli Nel dodicesimo giorno dall'inizio delle ostilità la diplomazia internazionale comincia a intravedere qualche possibilità di uscire dalla crisi. Il presidente Nicolas Sarkozy si è felicitato "vivamente" per l’accettazione da parte di Israele e dell’autorità palestinese del piano franco-egiziano presentato dal presidente Hosni Mubarak. Il governo israeliano, però, gela gli entusiasmi e spiega che "i colloqui con gli egiziani sono ancora in corso". Intanto a Gerusalemme il gabinetto per la sicurezza ha rinviato una decisione se ordinare alle truppe di procedere alla "terza fase" delle operazioni militari nella striscia di Gaza, che prevede l’ordine all’esercito di entrare nel cuore dei centri urbani.

Domani il vertice al Cairo Il ministero della Difesa israeliano invierà domani al Cairo Amos Gilad - consigliere politico del titolare del dicastero, Ehud Barak - per discutere i dettagli di un eventuale cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, come previsto dal piano di pace franco-egiziano al quale lo Stato ebraico ha dato il suo accordo di principio. Al momento il piano - che prevede la fine del lancio dei razzi contro Israele e la messa in sicurezza della frontiera tra Gaza ed Egitto - ha ricevuto l’appoggio di principio di Anp e di Israele, ma nessuna tregua è stata al momento firmata anche perché Hamas si oppone alla presenza di un contingente internazionale a Rafah, previsto dagli accordi del 2005 e sostenuta anche dall’Egitto. "L’Anp e il presidente Abu Mazen hanno accolto favorevolmente l’iniziativa avanzata la notte scorsa dal presidente Mubarak con l’obbiettivo di mettere fine all’aggressione contro Gaza" ha dichiarato il rappresentante diplomatico palestinese Nabil Amr al Cairo. La Casa Bianca da parte sua si è detta favorevole in linea di principio alla proposta di pace, pur osservando di attendere di conoscerne il contenuto in maggior dettaglio: "Da quel che ne so gli israeliani sono favorevoli alla proposta, ma vorrebbero conoscerne qualche dettaglio in più e così anche noi: è su questo che il Segretario di Stato Rice sta lavorando a New York" ha spiegato il portavoce della Casa Bianca, Dana Perino.

La terza fase Il gabinetto di sicurezza del governo israeliano ha dato il "via libera" a un allargamento dell’offensiva contro Hamas a Gaza, lo ha riferito una fonte militare. "Hanno provato il proseguimento dell’operazione di terra - ha reso noto la fonte - che comprende una terza fase di allargamento e la spinta più profonda dentro le aree popolate. Il governo lascia comunque alla difesa il compito di stabilire se applicare la decisione".

Tank israeliani via da Khan Younes Le unità di fanteria e i blindati israeliani hanno evacuato questa mattina il settore della città di Khan Younes nel sud della striscia di Gaza. E' un primo segnale che lascia presagire la volontà di Gerusalemme di  aprire al dialogo. Decine di carri armati hanno lasciato la zona che avevano occupato ieri e si sono ritirati dal lato israeliano del recinto di sicurezza. Le forze armate israeliane annunciano che da oggi interromperanno i bombardamenti sulla Striscia di Gaza per tre ore ogni giorno: "È stato deciso di cessare i bombardamenti a Gaza tra le 12 e le 15 tutti i giorni a partire da oggi", ha detto il portavoce Avital Leibovich. E un membro dell’ufficio politico di Hamas, Mussa Abu Marzuk, conferma che il movimento islamico palestinese non sparerà razzi contro Israele quando è in vigore la sospensione dei bombardamenti sulla Striscia di Gaza. 

Nuovi raid aerei nella notte Due miliziani sono stati uccisi di prima mattina dal fuoco israeliano e altre sette persone sono poi rimaste uccise in combattimenti divampati nel rione di Sheikh Radwan, a Gaza. Non si sa ancora se fossero civili o uomini armati. Complessivamente, dall’inizio dell'operazione Piombo Fuso scattata 12 giorni fa, sono 700 i palestinesi uccisi e 3.100 quelli feriti; 220 le vittime minorenni. I morti di oggi sono 22, fra cui persone colpite direttamente e altre decedute per le ferite. Il bilancio comprende anche otto persone i cui corpi sono stati rinvenuti sotto le macerie. Nel frattempo il braccio armato di Hamas prosegue gli attacchi di razzi contro diverse città israeliane. Nella mattinata ne sono esplosi una decina. Le città colpite sono state Ashqelon, Ashdod e Sderot. Non si ha notizia di vittime.

Frattini: sì a missione osservatori "Quando le condizioni vi saranno", l’Italia è "disposta a contribuire" a una missione di peacekeeping per il controllo delle frontiere della Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Franco Frattini, intervenendo alla trasmissione "Radio Anch’io". "Noi abbiamo già un impegno proprio nella missione europea che a Rafah sta controllando il territorio e la frontiera, un impegno consolidato già dal 2005" ha ricordato Frattini. E in vista di un impegno futuro, "il ministro La Russa l’ha già detto - ha aggiunto - quando le condizioni vi saranno noi siamo disposti a contribuire". L’Egitto ha "un ruolo chiave" nella crisi. Il ministro degli Esteri riconosce "l’instancabile impegno" del Cairo in un intervento davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato a Montecitorio, durante il quale esprime l’auspicio di "un incontro tra il presidente egiziano Hosny Mubarak e il premier israeliano Ehud Olmert". "Se questo ci fosse - sostiene il titolare della Farnesina - saremmo più vicini al raggiungimento dell’obiettivo" di un cessate il fuoco.

Hamas uccide membri di Fatah Esponenti di Fatah sono in questi giorni diventati bersagli di Hamas, vittime di "uccisioni, gambizzazioni e arresti illegali". Lo rivela Frattini in base alle informazioni raccolte sia dall’inviato italiano appena rientrato da una missione in Medio Oriente che da diversi contatti nell’area. All’origine di questo nuovo inquietante aspetto c’è, ha osservato il ministro, "la preoccupazione di Hamas che il presidente palestinese eletto Abu Mazen possa riprendere il legittimo controllo del territorio".

Libano, le minacce di Hezbollah E la tensione resta alta anche in Libano, dove Sayyed Hassan Nasrallah ha Beirut ha oggi ammonito Israele: "Siamo pronti ad ogni possibilità, ad ogni aggressione", perché "siamo pronti a sacrificare le nostre anime, i nostri figli e i nostri cari per le nostre idee". Sin dall’inizio dell’offensiva israeliana nella striscia di Gaza, Nasrallah ha continuato a ripetere tramite l’emittente tv di Hezbollah, al Manar, che i suoi guerriglieri "«non temono il nemico sionista". Oggi è andato oltre: la guerra lanciata da Israele in Libano nel 2006, che in 34 giorni causò oltre 1200 morti e enormi devastazioni in tutto il Paese - ma che definì "una vittoria divina" - "sarà per voi come una passeggiata di salute, se paragonata a ogni nuova aggressione", ha detto. Da giorni le autorità israeliane affermano di ritenere possibile un attacco da parte di Hezbollah per trascinare Israele in un secondo fronte e hanno disposto rinforzi alla frontiera con il Libano. "Israele rimarrà il nostro nemico, anche se alcuni (arabi) raggiungeranno con esso la pace, e l’America è, e rimarrà, il nemico della nostra Nazione (araba e islamica)", ha dal canto suo ribadito Nasrallah, parlando questa volta tramite un maxischermo ad una marea di sostenitori riuniti in uno stadio alla periferia Sud di Beirut in occasione delle celebrazioni per la ricorrenza sciita dell’Ashura. Poi si è lanciato in un’analisi, secondo cui il progetto israeliano "non è solo di liquidare Hamas, ma bensì di liquidare l’intera causa palestinese".

Obama: "Silenzio non significa indifferenza" Il presidente eletto degli Stati Uniti Barack Obama ha ribadito il principio secondo il quale non possono coesistere "due diplomazie" nello stesso momento, anche in presenza di una crisi come quella di Gaza: "Il mio silenzio non significa indifferenza", ha aggiunto sottolineando la differenza tra politica interna e politica estera. "Non possiamo dare al mondo l’impressione che ci siano due governi con due differenti diplomazie nello stesso momento, rappresenterebbe un pericolo per il popolo americano". A un reporter che chiedeva se il presidente fosse preoccupato per l’interpretazione data al suo silenzio, Obama ha risposto senza scomporsi. "Non posso controllare la reazione delle persone, io sono vincolato da obblighi di carattere costituzionale e il mio silenzio non è un vero silenzio. Sarebbe inopportuno che io facessi il contrario".