Gb, ancora scioperi contro gli italiani

Proteste degli inglesi. Il monito di Sacconi: "A rischio il patto Ue". Frattini: "Scioperi indifendibili". Ma Cota (Lega) si smarca: "Hanno ragione gli operai inglesi"

Roma - Neanche le pesanti nevicate che hanno imbiancato gran parte del Regno Unito sono riuscite a placare l’ondata di scioperi e le proteste contro l’impiego dei lavoratori italiani e portoghesi nell’impianto Lindsey Oil, dove la ditta siracusana Irem ha vinto in dicembre l’appalto per la costruzione di una nuova unità. Il primo ministro Gordon Brown ha lanciato un appello sottolineando che la Total, l’azienda francese che gestisce la raffineria del North Lincolnshire, ha invitato gli operai inglesi a presentare domanda se dovessero crearsi delle opportunità lavorative. "La Total ha dichiarato che i lavoratori britannici saranno assolutamente liberi di presentare domanda di lavoro, che verrà accettata sulla base dei loro meriti. Dal momento in cui questo diventerà chiaro, i cittadini capiranno che non c’è alcuna discriminazione contro i lavoratori britannici, anche nei casi di appalti affidati a società stranieri mediante contratti britannici" ha detto Gordon Brown durante una conferenza stampa con il premier cinese, Wen Jiabao, a Londra per colloqui in vista del G20. Ma la protesta in Inghilterra va avanti e si allarga.

Sacconi: a rischio il patto Ue La libera circolazione dei lavoratori "è un principio fondante dell’Unione europea, che non può essere in alcun modo messo in discussione pena la crisi del patto comunitario". È quanto ha affermato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, riferendosi alle proteste dei lavoratori inglesi. "Nel caso specifico - ha aggiunto Sacconi a margine della presentazione dell’indagine del Cnel sul lavoro che cambia - l’azienda si avvale di propri lavoratori specializzati, non altrimenti sostituibili nel breve periodo imposto dall’immediata esecuzione dei lavori". 

Frattini: scioperi indifendibili Gli scioperi spontanei scoppiati in Gran Bretagna contro il contratto a termine dato ad un centinaio di lavoratori italiani per costruire un impianto in una raffineria nell’Inghilterra settentrionale "sono indifendibili", come ha detto il premier inglese Gordon Brawn. A ribadirlo è il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini. "Mi riferisco - ha detto Frattini - alle parole del primo ministro che è un personaggio saggio e competente: ha detto che quegli scioperi sono indifendibili. Questa è l’Europa, l’Europa della libera circolazione di tutti i lavoratori, di quelli italiani in Gran Bretagna e di quelli inglesi in Italia". 

Cota: hanno ragione gli operai inglesi Gli operai inglesi della Lindsay in sciopero contro una società italiana "hanno ragione". A schierarsi con loro è il capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Cota, che in un’intervista a "La Stampa" spiega: "Quello che sta succedendo a Grimsby è l’esempio più classico della globalizzazione che ci presenta il conto. Ce lo ha già presentato con la crisi economica e finanziaria, con il problema della sicurezza e adesso tocca al mercato del lavoro. Sono gli effetti di una globalizzazione senza regole o con le regole saltate, una globalizzazione selvaggia. Adesso tocca a Grimsby. Prima o poi si parlerà del Veneto".

Matteoli: nell'Ue libera circolazione "L’Inghilterra deve tener conto che fa parte dell’Europa, in cui c’è la libera circolazione dei lavoratori". Risponde così il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ai cronisti che gli chiedono un commento sugli scioperi contro gli operai italiani. 

La ditta siciliana: 100 inglesi con noi a Rovigo "Non capisco le polemiche in Gran Bretagna: ci sono contratti europei e leggi del libero mercato che vanno rispettati. Noi non ci fermiamo, anche perchè dovremmo pagare una grossissima penale alla committente Total". Lo afferma il vice presidente dell’Irem, Nello Messina, la società di Siracusa che deve realizzare un impianto di desolforazione nella raffineria Lindsey Oil di Grimsbyin, in Gran Bretagna, i cui lavori sono bloccati da una protesta dei lavoratori locali. "Forse in Gran Bretagna - aggiunge Messina - non sanno che noi stiamo realizzando un rigassificatore in provincia di Rovigo su una piattaforma off shore alla quale, con noi, lavorano un centinaio di operai inglesi. Loro possono, e ci mancherebbe altro, lavorare in Italia come noi, nel rispetto delle leggi, possiamo lavorare in Gran Bretagna".