Gb, arrestati terroristi: progettavano una strage

Finti studenti pachistani stavano progettando una strage. Evitata una Pasqua di sangue

Ora sappiamo e capiamo tutto. Sappiamo perché l'ex capo della sezione antiterrorismo di Scotland Yard, Bob Quick, che in italiano suona come Bob Veloce, andava così di fretta. Capiamo perché il segretario agli Interni Jacqui Smith sia stato irremovibile nel pretendere le sue immediate dimissioni. Sappiamo che nomi e indirizzi, maldestramente sbandierati da Bob Quick sotto gli obbiettivi dei fotografi, appartenevano ad una "sporca dozzina" di Al Qaida, un commando di giovani terroristi in gran parte pakistani decisi a mettere a segno una serie di terrificanti stragi.

Il Regno Unito era ad un passo, insomma, da un'orribile Pasqua di sangue, una Pasqua macchiata da una serie d'attentati più spietati e sanguinosi di quelli delle bombe alla metro del luglio 2005. Per fermarli prima che i nomi usciti dal dossier top secret comparissero sulle prime pagine dei giornali e i terroristi tentassero il tutto per tutto Scotland Yard ha anticipato gli arresti entrando in azione in pieno giorno nel cuore di zone affollate. Seguire i piani prefissati prelevando i sospetti dalle loro abitazioni nel cuore della notte era a quel punto molto più rischioso.

Gli attentati, stando alle intercettazioni telefoniche ed ambientali, erano imminenti. «Ne parlavano da una decina di giorni. Se capivano di essere braccati potevano decidere di agire subito, dovevamo per forza agire», ammettono le fonti della polizia commentando gli azzardati raid messi a segno a Manchester, Liverpool e Clitheroe, nel Lancashire, dopo la colpevole svista del loro capo.
Ad aumentare l'allarme contribuivano le segnalazioni degli agenti messi alle costole della "sporca dozzina", che nelle ultime ore avevano visto i 12 sospetti fotografarsi a vicenda davanti all'entrata del centralissimo negozio "Arndale" nel cuore di Manchester e del più periferico Trafford Centre. A quel punto tutto è risultato paurosamente chiaro. Il 22enne capo cellula Abid Naseer, i suoi complici pakistani e il cittadino britannico di religione musulmana fermato assieme a loro volevano seminare morte e terrore tra la folla di clienti che nel fine settimana di Pasqua invade i grandi negozi inglesi.
Il fallito attentato è anche l'ennesimo segnale della pericolosità del Pakistan, un Paese trasformato nel cuore del terrorismo integralista. Undici dei dodici componenti del comando integralista sono originari delle cosiddette zone tribali, ovvero quelle aree al confine con l'Afghanistan dove talebani e Al Qaida hanno le loro basi. Nonostante questa provenienza - assai poco raccomandabile - dieci degli undici "bravi ragazzi" pakistani erano riusciti ad ottenere un visto per motivi di studio. Constatazione che ha seminato il panico tra le file dei servizi di sicurezza, consapevoli di dover fare i conti con una marea di potenziali sospetti dal momento che i visti concessi a "studenti" pakistani sono oltre 10mila all'anno. Non a caso dopo quegli arresti il premier britannico Gordon Brown ha chiamato al telefono il presidente pakistano Alì Zardari esortandolo a una maggior vigilanza. «Sappiamo - ha detto Brown - che esistono collegamenti tra i terroristi in Gran Bretagna e quelli in Pakistan e ho voluto affrontare questa cruciale questione con il presidente».

L'Inghilterra, insomma, si sente in prima linea, teme la minaccia di un terrorismo deciso a colpirla al cuore per punirla dei suoi stretti legami con Washington. Ma più della minaccia, già risaputa, fanno paura le nuove tattiche. In passato i sospetti terroristi andavano cercati tra i militanti arrivati o rientrati in Inghilterra dopo aver frequentato campi paramilitari o centri d'addestramento in Pakistan o in Afghanistan. Gli undici pakistani e il loro complice con nazionalità e passaporto inglese sono invece dodici "insospettabili", dodici facce pulite mai segnalate in passato e mai registrate nelle liste dei sospetti terroristi. O almeno non in quelle fornite ai servizi di sicurezza di Sua Maestà dai sempre meno affidabili "colleghi" pakistani.