Gb, Brown: "Murdoch ha un'agenda politica" Ecco qual è la strategia del tycoon per l’Italia

L'ex premier britannico Gordon Brown accusa il magnate di perseguire propri fini attraverso
relazioni con i partiti e campagne stampa: "Quando saranno disponibili i documenti, si vedrà che News International manipolava le notizie a fini politici". Ecco come si muove da noi, dove il figlio James coltiva le frequentazioni degli outsider Fini e Casini

Con una mail Rupert Murdoch ha chiuso News of the World. Con un fax Tom Mockridge, suo plenipotenziario italiano, ha chiuso Current, il canale dell’ex vicepresidente americano Al Gore. Dove ha messo le tende Marco Travaglio e dove Michele Santoro ha lanciato per due volte la sua tv antisistema. Metodi decisionisti. Metodi da News Corp. Analoghi in tutte le province dell’impero. Ma anche un segnale chiaro che l’idea di una televisione militante non fa proseliti nel palazzone di vetro di Santa Giulia a Milano, sede di Sky Italia.

Intervistato dalla Bbc, l’ex premier britannico Gordon Brown, spiato per un decennio dalla cricca di giornalisti e detective corrotti sfuggita al controllo del magnate autraliano, ha detto che News International aveva un’agenda politica nel Regno Unito. «Quando saranno disponibili i documenti, si vedrà che News International manipolava le notizie a fini politici» ha denunciato Brown. «Si vedrà che aveva un’agenda sulla Bbc, su Ofcom (l’autorità delle comunicazioni ndr) e sui propri interessi commerciali». Anche in Italia il gruppo di Murdoch ha un’agenda politica. Il figlio trentottenne James, numero uno dell’area Euroasiatica, viene in tour nel Belpaese almeno una volta l’anno per incontrare i leader politici. Soprattutto gli outsider però: Fini, Casini, Maroni... E, ovviamente, il ministro per le Telecomunicazioni Paolo Romani. Berlusconi invece non lo vede da quattro anni. Bersani e Di Pietro non li ha mai incontrati. Però l’agenda è fitta lo stesso. Ma finalizzata all’unico vero credo dello Squalo e dell’erede designato: business is business. Quando c’è di mezzo la grana non si guarda in faccia nessuno: la diplomazia si azzera e gli amici diventano ex. È accaduto a diversi primi ministri sparsi nel mondo, Berlusconi compreso.

L’attrazione dello Squalo per l’Italia risale alla fine degli anni ’90. Ed è, come si addice, una storia di mare. Con i suoi cinque anni in più, Murdoch è una specie di fratello maggiore del Cavaliere. Ma oltre al business della comunicazione i due tycoon hanno in comune anche la passione per gli yacht, tanto che nel Duemila Silvio compra da Rupert un due alberi di 48 metri. Due anni prima, invece, quando Prodi minaccia la legge sul conflitto d’interessi, osteggiato da Marina e Piersilvio, è andato a monte l’affare del secolo: Mediaset ce la teniamo noi e lo Squalo giri al largo. Il quale, però, ci mette poco a rientrare dalla porta laterale della pay tv. È l’agosto 2003 quando la fusione tra Stream e Tele+ dà alla luce Sky Italia. Ora siamo concorrenti e, business is business, la collisione è inevitabile. La guerra deflagra nell’autunno del 2008 quando il governo porta al 20% l’Iva sugli abbonamenti alle pay tv. Con l’ok dello Squalo Sky lancia una campagna di spot antigovernativi contro «la norma illiberale che colpisce le famiglie italiane». E mentre Mediaset si accolla la differenza di costi per i suoi abbonati, al refrain di Murdoch si associa il Pd capeggiato da Veltroni. Si consolida così l’alleanza in chiave antiberlusconiana tra Sky e la sinistra. E l’intesa sembra rinsaldarsi quando, nel giugno 2010, la tv satellitare vara Babel, nuovo canale rivolto al mercato degli immigrati. Ma a sorpresa è Fini, già in rotta con Berlusconi, a elogiare l’iniziativa. Qualche mese dopo, però il ponte con il governo si ristabilisce grazie al ministro della Difesa La Russa che fa da testimonial a Buongiorno Afghanistan, il reportage di Dario Caressa dai campi militari.

Nonostante i sette anni di permanenza in Italia e lo stakanovismo che lo trattiene la sera fino alle dieci nel suo ufficio open space, la lingua non è ancora una sicurezza per Mockridge. Eppure l’ad di Sky non disdegna inviare lettere alle maggiori testate giornalistiche in cui critica istituzioni e autorità di controllo italiane. Come ha fatto sull’Auditel e il sistema di rilevamento dei canali tv per stranieri, considerato lacunoso. O sul calcioscommesse, intimando maggior trasparenza alle società sportive, in mancanza della quale ha adombrato una riduzione dell’impegno economico per i diritti televisivi. Non nobili battaglie di principio, però. Ma precisi calcoli commerciali: possibilità d’incremento degli introiti pubblicitari nel primo caso, di contenimento dei costi nel secondo. Identico criterio con tutta probabilità troncherà sul nascere l’idea di pubblicare Italia, il nuovo quotidiano ancora in fase di studio. Fatti due conti, Murdoch ha realizzato che da noi assai difficilmente si guadagna con i giornali.

Resta il digitale terrestre, per il quale il ministro Romani ha appena pubblicato il bando per sei nuovi multiplex. Sky Italia vi parteciperà di sicuro. E allora sarà guerra a tutto campo. È per questo che è stata ingaggiata Simona Ventura? Business is business.