Gb, disfatta Labour E a Londra Ken il rosso vacilla

Umiliante sconfitta per i laburisti nelle elezioni locali, ridotti a terzo partito. Il premier: "Ascolterò e imparerò, questo è il mio lavoro. Le circostanze
economiche non ci hanno aiutati". Esulta il leader Tories Cameron

Londra - Mai così male nel voto locale da 40 anni. Gli elettori di Inghilterra e Galles, impegnati a rinnovare migliaia di consiglieri locali, hanno impartito una severa lezione al premier Gordon Brown e al suo Labour, mentre continua nella serata lo spoglio a Londra, dove il candidato conservatore Boris Johnson è in testa nelle cosiddette 'prime preferenze' in nove circoscrizioni su 14, ma senza la maggioranza assoluta. Ora occorre contare le 'seconde preferenze', che nel 2004 diedero la vittoria a Ken Livingstone. Per i commentatori della Bbc, è impossibile fare previsioni, e il vincitore potrebbe emergere solo a tarda notte, attorno all'una ora italiana.

La capitale si è apparentemente spaccata sui due candidati, indicano gli analisti: Boris ha fatto il pieno nei sobborghi residenziali ricchi e conservatori, Ken nel centro, dove tradizionalmente fa man bassa il Labour, e dove sono concentrate le enormi minoranze etniche londinesi, ostili ai Tory. Per la Bbc, se i dati fossero proiettati su scala nazionale, il Labour diventerebbe il terzo partito con il 24%, superati dai Liberaldemocratici con il 25 e dai Conservatori, saliti al 44%. I definitivi dicono che i Conservatori hanno 3154 consiglieri (+256), controllano 65 consigli locali (+12). Laburisti: 2368 consiglieri (-331), controllano 18 consigli locali (-9). Liberaldemocratici: 1805 consiglieri (+34), controllano 12 consigli locali (+1).

Le proporzioni della sconfitta nel voto locale la rendono simile a quella subita dall'allora premier Tory John Major nel 1995, due anni prima della sua estromissione da Dowing Street ad opera di Tony Blair. "Non è solo un voto contro il cattivo operato del governo, ma un voto di fiducia per noi", ha gioito il leader conservatore David Cameron, che ora inizia la lunga marcia verso Downing Street, nel 2010. L'analisi del voto - l'affluenza è stata del 35%, simile al passato - mostra come i laburisti abbiano perso consensi in loro tradizionali roccaforti. Secondo gli esperti questo è più che altro il risultato della impopolare abolizione della fascia di tassazione del 10% per i redditi più bassi, ennesima gaffe di Brown, che ha ammesso si sia trattato di un errore.

Il premier, che negli anni come ministro delle Finanze aveva la fama di uomo al comando dell'economia, e che un anno fa era succeduto a Tony Blair con sondaggi trionfali, si è inoltre mostrato incerto nell'affrontare l'attuale crisi del credito. Brown ha detto che il partito "imparerà la lezione" che viene da questo voto e "mostrerà di aver ascoltato, andando avanti. Ascolterò e imparerò, questo è il mio lavoro... le circostanze economiche non ci hanno aiutati, ma la gente deve essere certa che il governo li guiderà attraverso questi tempi difficili".

Cosa succederà ora? La leadership di Brown non è in discussione (l'opposizione interna dei cosiddetti 'backbenchers', ovvero 'quelli che siedono dietro' ai Comuni, non ha abbastanza forza), ma è chiaro che Downing Street dovrà operare cambiamenti sostanziali, in politica economica e sociale. Forse un rimpasto è all'orizzonte, ma quali teste possano saltare è presto ancora per dirlo.