Gb, gangster usava Facebook per comandare dal carcere

Condannato a 35 anni, Colin Gunn sfruttava il suo "diritto" a tenersi in contatto con gli amici. Il ministero della Giustizia chiude il sito

Londra - Se ne stava rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, ma continuava a minacciare i nemici e a fare affari con gli amici grazie a Facebook. Colin Gunn, uno dei più pericolosi "padrini" britannici, condannato a 35 anni di prigione per omicidio, non è stato certo con le mani in mano una volta entrato nel carcere di Long Lartin. Per continuare a gestire il suo impero criminale ha pensato di servirsi del sito sociale più famoso del web. Alle autorità carcerarie ha detto che era un suo diritto poter comunicare con i familiari e con gli amici. Peccato che questi amici fossero più o meno del suo stesso calibro e la famiglia fosse soltanto una scusa per iscriversi a Facebook. Già la foto affiancata al suo profilo non è rassicurante. Lo immortala seduto sulla sua auto rossa fiammante con una maglietta che mette in mostra tutti i suoi muscoli e l'aspetto torvo e minaccioso. Un preludio perfetto alle minacce che giornalmente l'uomo scriveva sul sito e che sono state riportate ieri dal Sunday Times che ha scoperto la notizia.

«È bello potervi dire come sto - diceva per esempio Gunn - alcuni di voi devono attendersi delle vendette, alcuni mi hanno tradito malamente, i loro nomi verranno fuori e saranno umiliati per sempre gli infami». E ancora: «Un giorno me ne tornerò a casa e non vedo l'ora di guardare negli occhi certa gente e di leggervi la loro paura nel vedermi». Il maniaco quarantaduenne, grazie al quale la città di Nottingham si è guadagnata il soprannome di "assassination city", potrà uscire di galera soltanto quando avrà passato i 70 anni, ma la cosa non sembrava turbarlo affatto. Dalla sua postazione riusciva a tenersi piuttosto occupato. Per aggiornarsi sugli affari gli bastava accendere il computer e navigare un po'. E al suo confronto gli antichi sistemi tanto cari ai mafiosi della vecchia generazione, sembrano lontani anni luce. Adesso non c'è più bisogno del compagno di cella di fiducia e del contatto esterno per far arrivare a destinazione una minaccia o un ordine. Non servono le mogli e i fratelli che ti portano le notizie fresche di giornata durante gli orari di visita. Basta tenere aggiornato il proprio sito quotidianamente, leggere tutti i messaggi, rispondere ai nuovi amici.

Negli ultimi due mesi quel furbone di Gunn è riuscito a comunicare liberamente, senza censure di sorta, con i suoi 565 "amici", ha continuato a organizzare i suoi crimini e a coordinare i suoi sporchi traffici. Secondo il Times sembra che le autorità abbiano voluto chiudere un occhio, troppo spaventate che i legali di Gunn potessero denunciarle per violazioni dei diritti umani. Tuttavia venerdì scorso, quando il quotidiano le ha contattate per l'articolo, il sito è stato immediatamente chiuso. Inoltre il ministro della Giustizia Jack Straw, chiamato direttamente in causa, ha dichiarato che farà proibire l'utilizzo dei siti sociali tra i detenuti e il suo ministero ha aggiunto che in realtà Gunn non aveva ricevuto alcuna autorizzazione da parte delle autorità della prigione.

Anche se si tratta di quella più eclatante e pericolosa, non è comunque la prima volta che l'uso criminale di Facebook rimbalza sulle cronache dei giornali. Proprio la scorsa settimana alcuni tabloid avevano rivelato come Jade Braithwaite, l'assassino del sedicenne Ben Kinsella, usasse Facebook per minacciare e terrorizzare la famiglia della sua vittima. E questa non è che l'ultimo aspetto oscuro dei siti sociali, già sotto accusa per istigazione al suicidio e al bullismo tra gli adolescenti. Adesso, a quanto pare, l'ha scoperto con entusiasmo anche la criminalità organizzata e i danni potrebbero essere irreparabili.