Gdf, saltano i trasferimenti. Sconfitto Visco

Gian Maria De Francesco

da Roma

Stop ai trasferimenti nella Guardia di Finanza. La procedura avviata dal viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, per le sostituzioni dei vertici lombardi e milanesi è stata bloccata. Il capo di Stato maggiore dell’Italia Settentrionale Domenico Minervini, il comandante regionale della Lombardia, Mario Forchetti, e i comandanti del nucleo provinciale e regionale di polizia tributaria di Milano, Rosario Lorusso e Virgilio Pomponi, rimarranno al loro posto.
Quella che a prima vista appare come una vittoria della Procura di Milano, che si è vista garantire la continuità delle indagini su Rcs, Antonveneta e Unipol-Bnl, non è in realtà tale.
Secondo quanto si apprende, il viceministro Visco e il suo staff coordinato dal vicecapo di gabinetto, colonnello Mario Ortello, hanno dovuto accogliere le istanze dei comandanti dei nuclei di alcuni importanti capoluoghi come Roma e Firenze che a loro volta avrebbero dovuto essere trasferiti in seguito agli spostamenti dalla Lombardia.
Il viceministro diessino, titolare della delega per la Guardia di Finanza, starebbe tuttavia pensando a una riorganizzazione più ampia, a partire dal comando generale. Le opzioni sono tre. La prima consiste nella nomina di un esponente proveniente dalle Forze Armate e molto vicino all’area di governo. La seconda è più gradita ai finanzieri che vorrebbero per la prima volta un comandante generale proveniente dalle Fiamme Gialle. La terza ipotesi è la conferma dell’attuale capo, Roberto Speciale.
Al di là dei delicati equilibri dei quali si dovrà ovviamente tener conto nel prossimo futuro, la querelle trasferimenti ha comunque determinato due importanti risvolti politici nell’immediato.
I piani di Visco, contestati da Forza Italia e da Alleanza Nazionale, hanno subito una battuta d’arresto seppur momentanea. In secondo luogo, mercoledì scorso il premier Romano Prodi ha riferito al Parlamento durante il question time senza apparentemente sapere dello stallo e parlando come se Minervini e gli altri comandanti fossero già destinati a «incarichi di livello superiore».