Gea, parte a Roma il processo di appello

In primo grado furono condannati Luciano e Alessandro Moggi, gli altri imputati furono assolti. Miele, l'avvocato di parte civile: «A rischio la terzietà dei giudici»

Si apre domani a Roma, salvo eventuali problemi procedurali legati alle notifiche dell' udienza, il processo d'appello alla Gea World, la società che, a partire dal 2001 e fino alla cosiddetta Calciopoli, ha gestito le procure di numerosi calciatori di serie A e B.
Principale imputato Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, che in primo grado fu condannato dalla X sezione penale del tribunale capitolino ad un anno e sei mesi di reclusione perchè ritenuto colpevole del reato di violenza privata in relazione ai casi dei calciatori Emanuele Blasi e Nicola Amoruso. In primo grado anche il figlio di Moggi, Alessandro, è stato condannato ad un anno e due mesi di reclusione sempre per il reato di violenza privata. Per entrambi cadde l'accusa di associazione a delinquere.
Gli altri imputati, tra cui anche Davide Lippi, figlio del commissario tecnico della nazionale italiana, Marcello Lippi, furono assolti. La sentenza è stata impugnata in appello dal pubblico ministero, Luca Palamara, che aveva chiesto per i Moggi rispettivamente sei e cinque anni di condanna.
Intanto l'avvocato Renato Miele, costituitosi parte civile per conto dell'allenatore Arcadio Spinozzi, dalle colonne del quotidiano L'Avanti mette in luce il fatto che in molti procedimenti, «compreso quello della Gea», legati alla cosiddetta Calciopoli «ci sono magistrati che in passato hanno fatto parte di corti di giustizia sportiva nominate dalle stesse persone che oggi si trovano a giudicare». In questo modo, per l'avvocato Miele, «salta il principio di terzietà».