Gea-Roma, storia di uno strano «voltafaccia»

Gian Marco Chiocci

Dalle carte sul calcio sporco, con riferimento ai presunti illeciti della Gea World, spunta il nome della Roma dei Sensi. Nessuna contestazione specifica. Nessuna iscrizione nel registro degli indagati, almeno per ora. Solo una serie di approfondimenti specifici riferibili, indirettamente, ai rapporti d’odio-amore tra i Moggi e la dirigenza della squadra giallorossa. Rapporti che vengono riletti alla luce dei nuovi sviluppi sull’asse giudiziario Roma-Napoli-Torino. Fra gli spunti meritevoli d’attenzione vi sono le informative, con intercettazioni allegate, che la procura di Roma acquisì alla fine dello scorso anno dalla Guardia di finanza di Livorno sui «rapporti», per l’appunto, tra il presidente Sensi e uno dei capi degli arbitri oggi sotto accusa, Paolo Bergamo. Nelle carte si faceva riferimento a una conversazione (del 2002) in cui Bergamo spiegava a un amico che il presidente della Roma gli avrebbe presentato una lista di cinque arbitri a lui graditi. In cambio lo avrebbe favorito nella stipula di polizze Ina Assitalia (all’epoca sponsor della squadra giallorossa) di cui Bergamo era agente generale nella provincia di Livorno. L’inchiesta è stata archiviata ma l’episodio, marginale rispetto alla maxi-inchiesta sulla Gea, alla luce degli ultimi sviluppi investigativi rischia di tornare prepotentemente d’attualità. Il pm che acquisì gli atti livornesi, Luca Palamara, è del resto lo stesso magistrato che oggi indaga sulla società dei Moggi e che, proprio in questi ultimi giorni, si è trovato davanti a un nuovo spaccato della vicenda, denso di interrogativi e di punti oscuri.
Sarebbero tre le linee guida degli accertamenti: la strana «pace» dopo la guerra tra i Moggi e la famiglia Sensi; l’intercettazione della procura di Napoli su Lucianone in cui si prefigura uno scambio tra «un contratto» per la Roma (quello di Sky o che altro?) e la vendita di Emerson alla Juventus (andata in porto); e infine l’interrogatorio di venerdì scorso dell’ex direttore sportivo giallorosso Franco Baldini, acerrimo «nemico» del sistema-Moggi che a verbale avrebbe confermato tutta una serie di precedenti accuse alla Gea e ai Moggi.
In prima battuta, dunque, c’è la storia tra i Sensi e la Triade. È il 7 luglio del 2004: dopo essersi scambiate cannonate e insulti per anni, Roma e Juventus firmano l’armistizio in Campidoglio davanti all’occhio commosso dello juventino, ma anche neo-romanista, Walter Veltroni, che in precedenza s’era opposto alla vendita della società a un gruppo di magnati russi, creando frizioni con i Sensi. All’appuntamento c’è Antonio Giraudo ma non c’è Franco Sensi, malato. Le veci le fa sua figlia, Rosella, ad della Roma, che al termine dell’incontro pubblicamente confessa di ritenere Moggi «molto bravo».
Sarà un caso ma da quel momento Baldini comincia ad avere problemi in società, anche perché sui giornali circolano le prime indiscrezioni sul «puma» Emerson (stanco di vestire la casacca giallorossa) e su Alessandro Moggi (probabile nuovo direttore sportivo). La Curva Sud e le radio private romane insorgono. Rosella Sensi corre a smentire ma il figlio di Lucky Luciano, al quotidiano Qs, smentisce la smentita: «Sono pronto per la Roma perché ho l’ambizione di fare il dirigente sportivo. Il mercato? Non ci sono molti soldi ma rimedieremo con la “fantasia”. Faremo scambi con Chelsea, Real Madrid e i più grandi club italiani». In realtà quel mercato - ancora governato da Baldini - è soprattutto in uscita. Capello a sorpresa vola a Torino. Emerson lo segue, poi Zebina. La Roma, invece, non riesce a mettere le mani su Taddei, brasiliano del Siena - società legatissima alla Juve della Triade - che giungerà solo l’anno successivo, a pace fatta. Baldini è spiazzato. Ai microfoni di Radio Radio dice che la vendita di Emerson alla Juve, visto come stavano precipitando le cose, «è andata in porto per limitare i danni e realizzare una opportunità reciproca». Ma si vede che mastica amaro. Tanto che a novembre - dopo la stipula del contratto con Sky che dà ai giallorossi 15 milioni di euro in 5 anni, quattrini che permettono tra l’altro di blindare De Rossi e che fanno dire a Rosella Sensi «finalmente ci hanno trattato come pensiamo di meritare» - rassegna le sue dimissioni. Che vengono congelate da Sensi senior.
Il Ds rinvia solo di qualche mese l’uscita. È nella primavera del 2005 quando, di «comune accordo» con la famiglia Sensi e dopo esser passato per l’ufficio indagini della Figc per alcune dichiarazioni pepate sugli arbitri, che Baldini interrompe i rapporti con villa Pacelli. Un addio amaro dopo aver difeso la Roma non solo dagli attacchi di Moggi, ma anche nello scandalo dei Rolex regalati dal presidente agli arbitri per Natale (d’oro ai designatori, d’argento agli altri) e nelle spinosissime vicende delle plusvalenze, dei bilanci, dei passaporti taroccati e delle false fideiussioni. Lascia Baldini perché non è più in sintonia con la strategia societaria. Ma forse perché anche avvelenato dall’autocandidatura di Alessandro Moggi, e magari anche dalle aspirazioni di Mariano Fabiani, all’epoca ds del Messina e grande amico di Moggi (è uno dei personaggi citati nel dossier sull’arbitro De Santis commissionato dall’Inter) che confessa a Radio Incontro, «alla Roma andrei di corsa». Ipotesi di un cambio che viene confermata dall’ex-presidente dell’Ancona Ermanno Pieroni nel suo recente interrogatorio ai Pm romani dell’inchiesta Gea.
Ma torniamo a Sky e veniamo al secondo grande interrogativo su cui lavorano gli inquirenti. Nelle intercettazioni napoletane, Moggi e Giraudo parlano di quello che sembrerebbe il contratto tv della Roma - o si tratta d’altro? - con accenni tutti da chiarire. Giraudo riferisce della riunione del consiglio federale e racconta come la Mazzoleni (dirigente della Roma) «continua a rompere i coglioni che vogliono fare il contratto delle partite, no? Per il numero delle gare che garantiamo… - continua il dirigente bianconero - allora io ho detto guarda, e gliel’ho fatto dire alla Mazzoleni, noi parlavamo con Baldini per quando ci sono i calendari. E poi gliel’ho detto: guarda che noi non facciamo il contratto se non mettete a posto Emerson, eh?». E ancora. «Bisogna che lei metta a posto Emerson e contestualmente mettiamo a posto il contratto (...)». E Moggi: «Bisogna farlo contestualmente. Quella è gente senza faccia!». A che si riferivano i due? Quale contratto delle partite sarebbe in ballo? E perché la condizione era che la Roma «mettesse a posto Emerson»?
Per gli investigatori a caccia di anomalie sulla Gea è comunque un fatto che i rapporti burrascosi del passato lasciano il passo a intrecci amorosi. Si cercano lumi sul mercato della Roma che, con scarsa liquidità in cassa, riesce ad acquisire nel mercato 2005, poi chiuso dalla Uefa per la vicenda Mexes, non solo Taddei, ma due giocatori a parametro zero come Nonda e Kuffour da tempo nell’orbita dei Moggi. Si valutano i bilanci in profondo rosso improvvisamente colmati non solo dalla vendita di pezzi pregiati della famiglia Sensi, ma anche grazie a quella Capitalia in cui figurano Carraro ma anche e soprattutto Cesare Geronzi, papà di una delle figure di spicco della Gea. Contestualmente accade che il sindaco Veltroni s’inventi una «cittadella dello sport» giallorossa su un terreno di proprietà dei Sensi a Nord-Ovest della capitale, concedendo alla famiglia di edificare non solo impianti sportivi ma anche palazzine da rivendere al pubblico.