La geisha incendia la fantasia così Armani celebra il Giappone

Per Armani è una geisha così bella e opulenta da ricordare gli struggenti dipinti di Hiroshige, il samurai che divenne pittore. Riccardo Tisci s’ispira all’uccello del paradiso: creatura alata nei cieli di Australia e Nuova Guinea che diventa fiore nei climi tropicali con il poetico nome di sterlizia. Giambattista Valli debutta alla grande nel difficile mondo della couture pur essendo armato solo di talento, coraggio e una collana di perle che gli porta fortuna. Insomma, le sfilate dell'alta moda in corso a Parigi fino a domani regalano momenti d'autentica emozione perché da tempo non si vedeva una così corale ricerca di assoluti.
«Ho sempre amato il Giappone, per cui volevo rendere omaggio alla cultura di un popolo che sta vivendo con grande dignità una tragedia senza confini» dice Armani poco prima di far sfilare la sua indimenticabile collezione Privè per il prossimo inverno. Per una volta il gran maestro del rigore si lascia andare all'opulenza, al lusso inteso come necessità, a un nuovo senso della decorazione. Il risultato lascia senza parole perché la disciplina mescolata alla libertà produce cose diverse e ugualmente meravigliose: dal severo tailleur pantaloni di velluto nero su cui si aprono come ventagli preziosi degli intarsi di seta dipinta a peonie, agli opulenti abiti da sera che mescolano i doviziosi colori e ricami degli antichi kimono con forme grafiche di pura maestria.
Tutto parte dall’idea dell’obi, l’alta cintura rigida che solo le geishe più esperte sapevano annodare con un artistico fiocco in odore di scultura. Armani trasforma questo dettaglio di un costume tradizionale in nuovi modelli di giacca o di bustier, cose mai viste prima ma in qualche modo familiare. Intarsi, ricami e rifiniture creano quindi forme rigide e al tempo stesso portabili: la cosa più bella che si possa fare in sartoria per queste donne che possono concedersi il lusso dell'unicità.
«Mi sono molto divertito» confessa Armani accarezzando con lo sguardo l'abito coperto da innumerevoli canottiglie di vetro color mandarino e gli spettacolari cappelli di Philip Treacy che riproducono in paglia laccata le elaborate acconciature per cui le geishe dovevano dormire con una tavoletta di legno al posto del cuscino. Lo stilista-imprenditore rivela poi che le vendite della collezione Privè sono cresciute di un sonoro 50 per cento e di aver stanziato una cifra molto importante per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto prima e dallo tsunami poi. «Venire a Parigi significa anche creare una moda più internazionale» ha ricordato Armani sottolineando che la moda italiana fa la parte del leone. Internazionale, senz’altro, lo stile come il parterre della sfilata che ha visto fra le ospiti Cate Blanchett, Katie Holmes, Olivia Palermo e Daphne Guinness, tutte invitate a un pranzo giapponese per il quale è arrivata a Parigi l’equipe dell’Armani-Nobu di Milano.
«Questo vestito è costato 2.000 ore di lavoro» spiega Tisci davanti al più bello dei dieci meravigliosi modelli presentati in forma statica come da tre stagioni succede per l'alta moda di Givenchy. In pratica ci sono volute sette donne che nel lungo arco di due settimane hanno tagliato e cucito innumerevoli paillettes ricavate da 350 metri in tulle di seta morbido e 250 metri dello stesso materiale inamidato a mano. Il risultato è una specie di capolavoro che trasformerà la sua fortunata proprietaria in una creatura a metà strada tra il mondo animale e quello vegetale: donna, pesce, fiore o forse angelo sceso dal cielo. Tra le microperline tridimensionali che Tisci ricama senza risparmio sul tulle illusione e le perle che Valli getta a profusione dappertutto c'è una grande differenza estetica, ma l'etica è la stessa: rispetto del lavoro e grande meticolosità. Indicibile per rispetto alla maison quel che è successo con la prima collezione Dior realizzata senza una vera regia stilistica degna di questo nome.