Geithner al Tesoro Usa: Wall Street rimbalza

PESSIMISMO Goldman Sachs: il Pil Usa crollerà del 5 per cento nel quarto trimestre

Cambiare le sorti in pochi minuti di una seduta storta di Borsa è possibile: è successo ieri a Wall Street, non appena sono circolate le indiscrezioni che sarà Timothy Geithner, presidente della Fed di New York e tra gli artefici del piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari, a guidare il ministero del Tesoro. Fino a un momento prima incapace di esprimere una minima tendenza rialzista, il mercato Usa è subito scattato in avanti con un rally che in chiusura ha visto le lancette del Dow Jones progredire del 6,54% e quelle del Nasdaq del 5,18%. Un’ondata euforica dissonante rispetto all’atmosfera plumbea di gran parte della seduta. Certo agli investitori non avevano fatto piacere le stime, quasi apocalittiche, sul Pil statunitense formulate da Goldman Sachs: -5% nel quarto trimestre 2008 e -3% nel primo trimestre 2009. Previsioni che danno la misura della sfiducia che circonda la Corporate America, scossa da licenziamenti di massa, bancarotte, probabili fallimenti a catena e consumi in calo.
Perfino il piano Paulson di sostegno del sistema finanziario non ha eliminato il rischio di un collasso delle banche, costrette ad annunciare massicce ristrutturazioni del personale. Ieri Bank of New York Mellon ha reso noto che taglierà circa 1.800 dei circa 43mila posti di lavoro attuali, mentre giovedì erano circolate indiscrezioni su tremila licenziamenti nella divisione investment banking di JpMorgan; la settimana scorsa Morgan Stanley aveva annunciato una riduzione del personale del 10% nelle sue principali divisioni, mentre lo scorso mese American Express si era alleggerita di 7mila persone.
Ma è soprattutto su Citigroup che sono stati puntati i riflettori della comunità finanziaria, e non solo. La banca, che ha già deciso di lasciare a casa 53mila dipendenti, è stata ieri al centro di indiscrezioni su una possibile fusione o, almeno, di una cessione di asset importanti. Voci capaci di risollevare il titolo, precipitato giovedì del 26% nonostante il principe Al Waleed abbia deciso di incrementare la propria quota, fino all’intervento nel primo pomeriggio dell’ad di Citi, Vikram Pandit. Nel corso di una teleconferenza, Pandit ha escluso sia la possibilità di un merger, sia quella di uno spin off della controllata Smith Barney, e ha aggiunto: «Citigroup ha un buon livello di capitale e di liquidità e sta cercando di mettere in atto la propria strategia» basate sul contenimento delle spese. L’inversione di rotta è stata immediata, con il titolo scivolato sotto i quattro dollari, ai minimi da 15 anni, dal momento che fra gli operatori si era consolidata l’idea che anche per l’istituto fosse necessario un salvataggio. A differenza di Lehman, lasciata fallire in assenza di misure di sostegno, Citi può però contare sui fondi del piano da 700 miliardi.
Il colpo di reni di Wall Street è però arrivato a tempo abbondantemente scaduto per i mercati europei, che hanno mandato in fumo altri 110 miliardi di euro in seguito a perdite mediamente del 3% riconducibili, secondo alcuni analisti, proprio alla delusione per il mancato merger di Citigroup. A Piazza Affari, il Mibtel ha lasciato sul campo il 3,04%, e la perdita settimanale si è così allargata al 10,25%. Per Milano è un salto indietro di oltre 11 anni, ai livelli del luglio 1997.