Gela, il Csm assolve il giudice "lumaca"

Il Consiglio superiore della magistratura non punisce Edi Pinatto che, da giudice, ci aveva messo otto anni per depositare la sentenza su sette imputati del clan Madonia, scarcerati per decorrenza dei termini

Roma - Ci aveva messo otto anni per scrivere le motivazioni della sentenza contro gli imputati mafia. E i malavitosi erano stati scarcerati per decorrenza dei termini. Un esempio della "giustizia lumaca" che in Italia sta diventando sempre più una triste realtà. Il Consiglio superiore della magistratura lo ha assolto. La sezione disciplinare del Csm ha bocciato la richiesta del ministro della Giustizia di sospendere in via d’urgenza dalle funzioni e dallo stipendio il giudice Edi Pinatto, che aveva depositato dopo otto anni le motivazioni della sentenza con cui il tribunale di Gela aveva condannato sette componenti del clan Madonia. Ritardo fatale.

Motivazioni A quanto si è appreso, la sezione disciplinare ha ritenuto che non vi fossero le ragioni di urgenza per procedere alla sospensione, visto che il magistrato nei giorni scorsi ha comunque depositato le motivazioni della sentenza in questione. Ha inoltre pesato, sempre secondo indiscrezioni, la circostanza che il procedimento disciplinare sul merito si terrà a breve, nel mese di maggio, in una data però ancora da fissare. La decisione, che deve essere ancora depositata, è stata presa al termine di una camera di consiglio alla quale hanno partecipato anche il magistrato e il suo "difensore", il presidente di sezione della Cassazione, Mario Fantacchiotti.

L'accusa A sollecitare il provvedimento era stato a gennaio l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, che aveva promosso anche l’azione disciplinare, contestando al magistrato non solo questo ma anche altri due analoghi ritardi nel deposito di sentenze. Pinatto ha mostrato "assenza di considerazione per il superiore interesse della giustizia"; un comportamento "incompatibile con l’ulteriore esercizio delle funzioni giudiziarie", aveva accusato il Guardasigilli.

Napolitano Un mese fa era sceso in campo anche il Capo dello Stato: mai più ritardi come quelli di Gela "che minano il prestigio della magistratura e la fiducia che in essa ripone il cittadino", aveva ammonito Giorgio Napolitano, con una lettera inviata al Csm; Csm che peraltro ha già condannato altre due volte Pinatto per i suoi ritardi. La lentezza nel redigere la sentenza sui Madonia può costare al magistrato - ora pm a Milano - anche un processo penale, visto che la procura di Catania ha chiesto il suo rinvio a giudizio per omissione di atti d’ufficio.