Gela: la fuga dei pm mette in crisi le indagini

Quattro dei cinque magistrati hanno chiesto il trasferimento, centinaia di indagati rischiano la prescrizione

Gela - È sicuramente, una delle piazze più «calde» d'Italia dal punto di vista della sicurezza. Ci sono mafia – quella «ufficiale» e quella delle schegge più o meno impazzite della «stidda» (stella, ndr) – racket del pizzo, reati di carattere ambientale, scippi, rapine. Qualche anno fa è stata la capitale ufficiale della baby-criminalità, perché lì i giovani cominciavano a far carriera presto in quella che appariva l'industria più fiorente, quella delinquenza. Eppure un avamposto come la Procura di Gela, grosso comune in provincia di Caltanissetta, sta per rimanere senza giudici. Il motivo? Quattro dei cinque sostituti attualmente al lavoro hanno chiesto trasferimento, tre andranno via a breve, uno entro un anno. Non c’è nemmeno un procuratore capo titolare, il posto è stato messo a concorso e per il momento il ruolo vacante viene coperto dal dottor Salvatore De Luca, applicato dalla procura generale di Caltanissetta, che è costretto a fare il pendolare. Insomma, si rischia la paralisi. La paralisi, e la remissione in libertà di centinaia di imputati, visto che con i processi fermi inevitabilmente scatterà la prescrizione.
Alla base di questo maxi-esodo, il nuovo ordinamento giudiziario. I Pm che hanno chiesto il trasferimento, infatti, hanno già maturato i quattro anni di anzianità previsti. Molto difficile, inoltre, e sempre per le nuove «regole», la sostituzione. La sede non è certo delle più stimolanti, e mentre sino a poco tempo fa era possibile utilizzare gli uditori di prima nomina adesso questo non può più accadere, perché gli stessi uditori non possono svolgere il ruolo di pubblici ministeri.
«La situazione – denuncia il giudice Lirio Conti, presidente distrettuale dell'Associazione nazionale magistrati – rischia di diventare drammatica. Eppure questo tribunale ha svolto un lavoro notevole. Siamo passati dai 500 procedimenti pendenti nel 2000/2001 ai 40 in media dell'ultimo anno. Il tutto con pochi mezzi e con pesanti carenze sul fronte del personale amministrativo».
Anche il dottore De Luca, che da qualche mese fa le veci di procuratore capo, sembra preoccupato: «In effetti la procura di Gela rischia di rimanere nell'arco di un anno con un solo sostituto. Ci sono quattro colleghi Pm che hanno già maturato il servizio e sono in attesa di trasferimento, il che potrebbe avvenire nell'arco di qualche mese. Considerati i tempi per fare i bandi e procedere alle nomine si rischia di vedere gli uffici vuoti per almeno un anno».
Il rischio paralisi, dunque, è dietro l'angolo. E non si tratta di un rischio da poco considerata la rilevanza dei procedimenti aperti. Tra i più importanti quelli sull'inquinamento ambientale del petrolchimico e quelli a carico di esponenti di Cosa nostra e della «stidda». E non si trova in condizioni migliori la vicina procura di Caltanissetta. Senza «capo» titolare dopo il trasferimento a Palermo di Francesco Messineo – è guidata dal procuratore aggiunto Renato Di Natale – ha tre posti vacanti, quattro Pm in uscita e un sostituto in congedo per maternità.