Gelata dei consumi in settembre Aumentano i timori per il Pil 2008

da Roma

Allarme rosso per i consumi: i primi dati autunnali dell’Istat, che riguardano lo scorso settembre, segnalano un preoccupante calo delle vendite al dettaglio, pari a meno 0,2% rispetto al precedente mesi di agosto e a meno 0,6% nei confronti del settembre 2006. La frenata riguarda sia i prodotti alimentari (meno 0,3%) sia quelli non alimentari (meno 0,9%).
L’Istat parla di «sostanziale rallentamento», che potrebbe protrarsi nel tempo. I motivi di questa tendenza sono evidenti: la mancata crescita dei salari; il minor reddito disponibile a causa dell’aumentato prelievo fiscale e, per le famiglie con mutui-casa, l’aumento dei tassi d’interesse; le pressioni sui prezzi degli alimentari e dell’energia, a causa del caro-petrolio; la fine degli incentivi per l’acquisto di automobili. «Solo considerando il fattore inflazione - spiega Marco Valli, economista di Unicredit - ci aspettiamo un calo di circa lo 0,6% del reddito disponibile tra fine 2007 e il 2008». Per il momento, come ha ribadito in Parlamento il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, il governo non intende modificare la previsione di crescita 2008 (più 1,5%). I dati negativi sulle vendite al dettaglio preoccupano le organizzazioni dei commercianti. «Le cifre certificano la bassa crescita dei consumi, e purtroppo confermano le nostre previsioni sul forte rallentamento dell’intera economia», commenta il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli. Il 2007, aggiunge, si concluderà con una performance inferiore a quella dell’anno scorso. «Ed è evidente - conclude - che i provvedimenti fiscali non sono stati percepiti come efficaci». Per la Confesercenti è «essenziale che le famiglie riacquistino fiducia. Il governo deve tagliare rapidamente le accise sui prezzi energetici - sostiene l’organizzazione - e ridurre il peso, ormai insopportabile, delle tasse locali».
La frenata delle vendite al dettaglio è tanto più preoccupante in quanto, nei primi due trimestri 2007, sono stati proprio i consumi delle famiglie (rispettivamente più 0,7 e più 0,6%) a sorreggere la crescita del Pil. La sostanziale stabilità nell’indice di fiducia Isae delle famiglie in novembre non nasconde, tuttavia, la forte preoccupazione degli italiani sull’andamento dei prezzi.