Gelmini e il potere rosa «Il Cavaliere ha ragione noi idealiste e rompi...»

La coordinatrice lombarda del partito: «Mi riconosco nella definizione di Berlusconi. Donne meno attaccate alle poltrone»

da Roma

Onorevole Mariastella Gelmini, ha ragione Berlusconi quando dice che lei «è una gran rompi»?
«Diciamo che è una battuta in cui mi riconosco. Sono una persona determinata e quando credo in una cosa so essere davvero una rompiscatole».
Si dice che il Cavaliere sia molto attento ai suoi suggerimenti. Oggi, nonostante la giovane età, è l’unica donna alla guida di un coordinamento regionale, peraltro di primo piano come quello della Lombardia.
«Berlusconi è un tifoso delle donne in politica perché crede nel talento femminile: sa che siamo meno attaccate al potere e più idealiste. Per questo ha dato grande spazio non solo a me ma anche a tante altre. Dall’amica Biancofiore alla Prestigiacomo che ha fatto benissimo come ministro delle Pari opportunità, niente a che vedere con la Pollastrini. E penso alla Moratti, già nel ’94 presidente della Rai e oggi sindaco di Milano».
Altri nomi?
«Tutte le parlamentari di Forza Italia lavorano con impegno: dalla Carfagna alla Ravetto, dalla Di Centa alla Gardini fino alla meno conosciuta Bocciardo».
Soddisfatta dalla decisione di correre insieme con An nel Pdl?
«Certo che sì. È un progetto che mi affascina da tempo. Non dimentichiamo che già nel ’94 Berlusconi parlava di “grande casa dei moderati”. Venerdì abbiamo fatto un deciso passo in questa direzione».
Veltroni l’ha definito «maquillage»...
«Una battuta francamente fuori luogo. Noi abbiamo avuto grande rispetto quando il centrosinistra tenne a battesimo il Pd e ora ne pretendiamo altrettanto. Capisco che il presidente del Partito democratico è ancora Prodi e capisco anche che sono costretti a correre da soli non per virtù ma per necessità, Veltroni però sbaglia a cedere alla solita demonizzazione di Berlusconi che ha caratterizato la sinistra negli ultimi 14 anni».
Non teme che la fusione tra An e Forza Italia possa portare qualche complicazione nella base e nelle sezioni sul territorio?
«Stiamo parlando di due elettorati che condividono valori e ideali e che il 2 dicembre del 2006 hanno dimostrato a piazza San Giovanni di essere più uniti di quanto si potesse immaginare. Certo, dovremo imparare a conoscerci meglio. Ma non credo che sarà un problema».
E in Forza Italia hanno tutti il suo entusiasmo verso il Pdl?
«Nella maggior parte dei casi sì. Poi, come sempre davanti alle novità, c’è qualcuno che nutre qualche dubbio».
Fa parte anche lei dei cosiddetti «quarantenni» azzurri?
«Le quote non le ho mai amate, nemmeno quelle rosa. Ci sono quarantenni stupidi e sessantenni intelligenti. Bondi, Cicchitto, Vito, Schifani, Bonaiuti: sono tutte persone che ci hanno aiutato a crescere politicamente. Berlusconi, poi, ha la grande capacità di capire al volo i suoi interlocutori e ti riesce a coinvolgere sfruttando al meglio le capacità di ciascuno. La sua presenza semplifica molto le cose».
L’Udc. Ci sarà o non ci sarà?
«Come andrà a finire non lo so. Certo, proprio Casini che si appella alla coerenza non capisco che difficoltà abbia a prender parte al progetto. Il Pdl si batte per la centralità della persona e della famiglia, per la difesa della vita e dei valori cattolici. Insomma, tutte convinzioni che l’Udc condivide. E allora perché restarne fuori?».
Forse dopo i cinque anni al governo i rapporti tra Berlusconi e Casini sono un po’ deteriorati.
«Berlusconi è persona che non nutre rancori o risentimenti. Anzi, alle volte è fin troppo conciliante...».
Dice che sbaglia?
«Dico che può essere un difetto perché non sempre viene trattato con la stessa moneta».
Ce l’ha con Casini?
«Non si può tornare oggi a mettere in discussione la leadership di Berlusconi, è roba da teatrino della politica».
Insomma, lei dell’Udc farebbe a meno...
«Non è così. A proseguire il percorso con Casini c’è massima disponibilità, a patto che ci sia un’adesione sacrale al programma. Noi non puntiamo solo a vincere le elezioni ma a poter governare abbreviando le vecchie liturgie per arrivare subito alle decisioni di cui il Paese ha bisogno. Insomma, non ci interessa tornare a Palazzo Chigi per poi ricominciare il giorno dopo con il balletto della discontinuità. Su questo bisogna essere chiari».
Come immagina la campagna elettorale?
«Improntata sul rispetto dell’avversario e focalizzata sui contenuti. Per questo presenteremo agli elettori una decina di disegni di legge che intendiamo approvare nei primi consigli dei ministri. Per affrontare con chiarezza la sfida dei salari e della giustizia sociale visto che oggi le famiglie faticano ad arrivare a fine mese, pagano più tasse e hanno meno servizi. Uno di questi sarà per introdurre il principio del merito nella scuola, nell’università, nella pubblica amministrazione e nel mercato del lavoro. Uscire dalla mentalità dell’egualitarismo sarà una delle nostre priorità».