Gelmini: «Io ministro? Mi basta essere utile»

da Roma

Le sue quotazioni come ministro nel governo Berlusconi stanno salendo. Onorevole Mariastella Gelmini, è vero che lei preferirebbe restare in Lombardia?
«Sono nata qui e vorrei continuare a rendermi utile, non ho particolari ambizioni romane».
Per il governo si parla di quattro donne. Inevitabile fare il suo nome visto il suo ruolo di coordinatrice di Forza Italia in Lombardia. Anche con lei Berlusconi fa battute machiste? Molti lo dipingono come un irriducibile maschilista.
«È davvero un’accusa ingenerosa. Berlusconi non fa un uso ornamentale delle donne in politica e ci ha dato ottime opportunità mai offerte prima da altri. Avevo appena 32 anni quando mi ha affidato un ruolo chiave, quello del coordinatore, tipicamente maschile. Mica un assessorato sociale in un comune di diecimila abitanti. Ed ha affidato a Letizia Moratti prima la presidenza della Rai e poi il comune di Milano».
Quale potrebbe essere il suo di ruolo nell’esecutivo?
«Non ho particolari ambizioni, deciderà il presidente. Certo abbiamo una grande responsabilità. I dati che riguardano il Paese sono negativi: crescita zero, pressione fiscale al 44 per cento. Ma soprattutto un preoccupante clima di sfiducia, paura del futuro. Io credo nella passione politica e credo che con essa si possa garantire benessere ai cittadini. Penso a quello che diceva Paolo VI: la politica, la buona politica, è la più alta forma di carità».
Quali le sue priorità?
«La sicurezza. Basta col falso buonismo. Non si possono esporre i cittadini al pericolo, lasciarli alla mercé dei delinquenti. E pure non bisogna illudere gli stranieri che questo sia il Paese del Bengodi. Se non si governa il fenomeno dell’immigrazione si mettono a rischio i più deboli e gli stessi immigrati onesti. Il centrosinistra non è stato in grado di creare condizioni di vera integrazione. Si deve ripartire dalla Bossi-Fini, una legge che può essere migliorata ma che funziona».
Francesco Rutelli, candidato sindaco per Roma del Partito Democratico, propone braccialetti antistupro per le donne.
«La sinistra fino ad ora ha agito in modo irresponsabile ed una simile proposta è l’ammissione di una sconfitta. Come dire che esistono zone franche dove non c’è controllo. La sinistra non ci fa una bella figura».
Che cosa serve allora?
«Certezza della pena per chi commette crimini. E chiusura delle frontiere ai delinquenti».
E per chi è europeo come noi e dunque libero di circolare?
«In quel caso ci vuole il rimpatrio coatto. Chi commette reati va rispedito nel suo Paese d’origine».
Esiste un modello lombardo che può funzionare nel resto del Paese?
«Certamente sì. Roberto Formigoni ha fatto molto per le giovani coppie e la Lombardia è una delle poche regioni che rispetta la media di occupazione femminile richiesta dal protocollo di Lisbona. L’altra priorità per noi è la famiglia. E per le donne che lavorano occorre rafforzare i congedi parentali, allargati anche agli uomini. Poi rendere più flessibili gli orari dei nidi e degli asili. Fare figli non deve più essere un atto di eroismo. Io credo ci sia bisogno di più sussidiarietà anche al sud. La politica deve fare delle scelte. Recuperare il merito nella scuola e nella pubblica amministrazione. Altrimenti sul fronte della competizione globale saremo perdenti».