Gelmini più forte delle urla La tigre batte «la pantera»

Sinistra e sindacati cercano di affossarla in tutti i modi, ma lei pensa solo agli studenti: le famiglie sono dalla sua parte

da Roma

Più cercano di buttarla giù con proteste e manifestazioni più lei sale nel gradimento dei cittadini. Proprio nei giorni in cui è stato proclamato lo sciopero generale e la sinistra richiama in piazza a protestare contro la riforma della scuola chiunque sia disponibile, compresi i poppanti nelle culle, i sondaggi implacabili continuano a registrare il segno più per Mariastella Gelmini. Ipr marketing per conto di Repubblica.it ha reso noto che la Gelmini è salita di ben 4 punti, dal 38 al 42 per cento nella fiducia degli italiani. Il giovane ministro della Pubblica Istruzione somiglia a quel bambolotto creato negli anni ’60, quando lei non era neanche nata, che si chiamava Ercolino sempre in piedi. I sindacati, l’opposizione, alcuni maîtres-à-penser e molti esperti del settore hanno cominciato a massacrarla, in senso metaforico ovviamente, non appena ha messo piede al ministero.
Prima ancora che si pronunciasse su alcunché l’avevano già bollata perché troppo giovane e del tutto estranea al mondo della scuola. Ma la Gelmini incassa, si rimette in piedi e va avanti per la sua strada: una linea di condotta che almeno nei confronti dell’opinione dei cittadini paga. Che la sua vita al ministero non sarebbe stata facile la Gelmini l’ha capito fin dal giorno dell’insediamento, quando a viale Trastevere è stata accolta dai Cobas che già manifestavano lungo la scalinata del palazzo del ministero. Da quel giorno le proteste non si sono mai placate ma il ministro si è seduta al tavolo, ha inforcato gli occhiali e non si è mai fermata.
Di fronte al dilagare dei casi di bullismo e allo sgretolamento del principio dell’autorevolezza degli insegnanti la Gelmini ha ristabilito alcuni punti fermi. Il grembiule per fermare la rincorsa alla griffe fin dalle elementari e dare anche un senso di appartenenza ai bambini. Il giudizio sul comportamento e la valorizzazione dell’insegnamento dell’educazione civica. Punti semplici ed essenziali, accettati perché compresi subito dall’opinione pubblica nonostante alcuni abbiano fatto di tutto per ridicolizzarli. Il grembiule è diventato «il grembiulino» e c’è chi ha pensato di bruciarlo in piazza. Il voto di condotta un ritorno al libro Cuore e all’800 e non uno strumento per impegnare ogni singolo studente ad assumersi la responsabilità del proprio comportamento. Sul maestro unico alle elementari, che poi unico non sarà mai in nessuno caso, si è compattato il fronte sindacale certamente non per ragioni pedagogiche visto che le primarie funzionavano benissimo anche quando in classe l’insegnante era uno solo. E allora le classi arrivavano anche a 40 alunni. Le ragioni sono occupazionali e dunque certamente rispettabilissime ma la Gelmini non viene accusata di voler ridurre progressivamente il numero degli insegnanti con il blocco del turn over, come sarà nei fatti, ma invece di «attentare all’istituzione della scuola pubblica». E così da settimane in moltissime scuole italiane è partito un tam tam fra sindacati e insegnanti che durante le riunioni di scuola invece di parlare ai genitori di programmi e gite scolastiche spiegano loro che se passerà la riforma Gelmini in sostanza la scuola italiana si dissolverà nel nulla. Almeno per il momento, però, non sono riusciti a convincere tutti, visto il risultato dei sondaggi.