Gelo a Bruxelles: governo poco saggio

Fabrizio Ravoni

da Roma

Sono stati sufficienti un pranzo e una cena a Palazzo Chigi, per tagliare del 15% la manovra per il 2007: da 35 a 30 miliardi di euro. Il ministro dell’Economia spiega che la riduzione è determinata dal buon andamento delle entrate fiscali. Ed a questo punto, il problema passa a Bruxelles.
Ieri la Commissione europea non ha voluto commentare l’indiscrezione che vedeva il governo italiano ridurre l’entità della manovra. «Per noi parla il Dpef», dicono fonti della Commissione, che dubitano sulla saggezza dell’iniziativa del governo. I cicli di crescita - dicono - dovrebbero essere utilizzati per consolidare i conti, come previsto dal Patto. E nel Dpef, varato il 7 luglio, c’è scritto che la finanziaria dovrà essere da 35 miliardi per centrare l’obbiettivo di ridurre il deficit sotto il 3%. Bruxelles vuole capire cosa ha portato Padoa-Schioppa a ridurre la manovra. Anche perché il Patto di Stabilità parla chiaro.
Ovunque c’è scritto «over the cicle». Una formula per dire: le correzioni dei conti pubblici devono essere al netto degli effetti prodotti dal ciclo economico. Insomma, se le entrate aumentano trascinate dal Pil, questo loro miglioramento non può essere computato nel maggior gettito che dovrebbe determinare la riduzione della manovra.
Da qui la cautela della Commissione. Ma anche delle agenzie di rating. Vogliamo prima vedere i fatti, dice Moody’s. Siamo fermi al Dpef, aggiunge Standard and Poor’s. «Cautela giustificata - osserva Giuseppe Vegas, senatore di Forza Italia ed ex viceministro dell’Economia -. Bisognerà vedere quali sono le maggiori entrate che fanno scendere la manovra. Di certo ora stanno venendo fuori le bugie del governo. Diceva - aggiunge Vegas - che i condoni avevano danneggiato le entrate fiscali, che non si faceva più lotta all’evasione fiscale. Le entrate, invece, vanno bene, e la lotta all’evasione fiscale si faceva anche prima. Non c’era bisogno di drammatizzare una situazione che drammatica non era».
Sempre i documenti relativi alla riforma del Patto di Stabilità ricordano anche che non possono essere calcolate nella correzione del deficit le entrate derivanti da misure una tantum. Ne consegue che per ridurre la manovra Padoa-Schioppa può fare leva solo su gettito acquisito come duraturo e strutturale. Il gettito in questione sarebbe in massima parte quello determinato dall’allargamento della base imponibile conseguente alla revisione degli studi di settore. Revisione introdotta dal precedente governo, i cui effetti iniziano a manifestarsi ora.
Con un particolare. Il governo Prodi era a conoscenza del buon andamento delle entrate fiscali. Eppure, appena insediato, ha avviato una ricognizione sui conti pubblici (la due diligence) dalla quale è emerso un deficit di quest’anno oscillante fra il 4,1% ed il 4,6% del Pil. Per poi varare una manovra correttiva con un impatto sui conti di quest’anno inferiore allo 0,1%.
Gli effetti della manovrina sul 2007 - 50 milioni - sono già compresi nel deficit tendenziale del 2007 (cioè, quello previsto senza interventi correttivi), stimato al 4,1%. Ciò che in quel deficit non è compreso sono i 5 miliardi di sconto della manovra. Ne dovrà dar conto la Nota di variazione al Dpef.
E a quel punto si scoprirà da dove arriva lo sconto del 15% della manovra.