Il gelo degli industriali spaventa Prodi

Riello: «Abbiamo riconosciuto ciò che di buono ha fatto il Polo. Vediamo cosa farà il nuovo governo»

Gian Battista Bozzo

da Roma

Subito dopo l’intervento all’assemblea di Confindustria, Romano Prodi e i suoi s’erano riuniti in conclave: «È andata bene», avevano concluso. Ma la lettura dei giornali, ieri mattina, ha scosso le certezze del premier. Dai titoli emergeva infatti, vedi Repubblica, che «il cuore industriale batte a destra». «Romano non scalda la platea», titolava il Corriere della Sera. L’applausometro industriale ha visto in testa Marco Biagi e Gianni Letta, in coda il Professore. Così Pierferdinando Casini ha avuto buon gioco nel dire: «Montezemolo ha preso coscienza che le corde del suo popolo battono per il centrodestra».
Lunedì Luca di Montezemolo sarà a Verona per l’assemblea della Confindustria del Veneto. Sarà, dopo i fatti di Vicenza, un banco di prova importante. Il passaggio della relazione che più ha confortato la platea degli imprenditori è stato quello in cui il presidente ha chiesto al nuovo governo di non cancellare quanto di positivo ha fatto l’esecutivo uscente. «È stato dato il giusto riconoscimento per quello che di buono è stato fatto nel passato - osserva compiaciuto il presidente degli industriali veneti Andrea Riello -: adesso aspettiamo di vedere che cosa farà il nuovo governo». Per Riello, il banco di prova per Prodi sarà quello delle infrastrutture. «Per il Nord, e quindi per il 70% del pil italiano - spiega - è fondamentale che le opere pubbliche vengano completate». Montezemolo, ricorda l’industriale veneto, ha parlato dei ritardi incredibili di alcune opere, «e oggi, anche per le prime indicazioni che abbiamo sentito da rappresentanti del governo - aggiunge - siamo preoccupati e alziamo il livello d’allarme».
L’accelerazione di Prodi sul cuneo fiscale (è stato inserito nel primo pacchetto di misure che il governo presenterà alle Camere) è sintomatico del timore di perdere, fin dall’inizio, il consenso degli imprenditori. Si dice che sia stato Pierluigi Bersani, molto preoccupato dall’esito dell’assemblea della Confindustria nonostante il suo riconoscimento della «questione settentrionale», a insistere per lanciare un segnale immediato. Ma su un altro fronte caldo, quello della legge Biagi, giungono agli imprenditori segnali negativi. Il leader dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto chiede al ministro del Lavoro Cesare Damiano di portare in Parlamento un provvedimento che attui il programma dell’Unione: «Si torni al lavoro stabile, con una nuova scala mobile per le pensioni più basse. Non chiedo l’abolizione della Biagi - aggiunge Diliberto - ma che il lavoro a tempo indeterminato ritorni ad essere la norma». Mentre Francesco Rutelli promette che il governo migliorerà la legge Biagi con gli ammortizzatori sociali chiesti da Montezemolo.