Gelo e stenti uccidono un altro senzatetto

Claudia Passa

È la seconda vittima in pochi giorni. Vittima del freddo e degli stenti. La sua unica dimora era una Renault 5 grigia, gomme a terra, vetro abbassato e targa rimossa, ferma da circa due anni nel posteggio per i dipendenti delle Ferrovie nei pressi della stazione Tiburtina. E nella stessa auto ammaccata gli agenti della Polfer hanno trovato ieri mattina il corpo senza vita del povero clochard, probabilmente un africano fra i 40 e i 50 anni, privo di documenti d’identità, senza segni di violenza (comunque verrà effettuata l’autopsia) ma circondato di sporcizia, oggetti raccolti nei cassonetti, scatolame e rimasugli, misero pasto per lui e altri disperati.
Due giorni prima un altro clochard, di solo 22 anni, era morto alla stazione Termini. Dall’inizio dell’anno è la quarta vittima. La tragedia riaccende i riflettori sul paradosso della metropoli del terzo millennio in cui si muore di freddo e di fame. Per questo rinnovano gli appelli le associazioni di volontariato: monsignor Guerino Di Tora, direttore della Caritas diocesana, ha invitato i cittadini a «non voltarsi dall’altra parte quando si incontra un povero che dorme sul marciapiede»; don Antonio Ascenzo, parroco di Ognissanti, ricorda l’istituzione di un nuovo centro di accoglienza in un’ala del San Filippo Neri; Nicola Di Stefano, presidente dell’Opera speciale sanità San Vincenzo De Paoli, invita a «promuovere una maggiore cultura della solidarietà».
E se l’assessore capitolino alle Politiche sociali Raffaela Milano parla di un «dramma» che «non può lasciare indifferenti istituzioni e cittadini», un invito alla «riflessione» arriva dal ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno, candidato sindaco di An. Per Alemanno «non è il caso di fare speculazioni politiche», ma alla luce delle due tragedie ravvicinate il ministro si chiede se «la rete dei servizi per i più deboli, le azioni di sostegno al volontariato, e i controlli di pubblica sicurezza» siano «adeguati e sufficienti». E ancora: «Può una città come Roma - domanda Alemanno - permettersi la vergogna di assistere alla morte per freddo di due persone all’alba del 2006?».
Silvio Di Francia, coordinatore della maggioranza in Campidoglio, parla di «speculazioni politiche»; replica Luca Malcotti (An): «Veltroni ha detto che i servizi sociali non sono stati tagliati; o Veltroni mente oppure qualcosa, nei servizi sociali, non ha funzionato». Il sindaco, dal canto suo, rivendica d’aver «aggiunto quest’anno mille posti letto per i senza-tetto». E se il capogruppo di An in Provincia Piergiorgio Benvenuti definisce «insufficiente» il «percorso di recupero e di reinserimento sociale composto da un riparo per i barboni e per le persone fragili in difficoltà», il vicepresidente del consiglio comunale Fabio Sabbatani Schiuma (An) afferma che «due casi così ravvicinati rappresentano un grave segnale d’allarme per un’emergenza freddo che Roma non riesce a gestire», invitando Veltroni a «sollecitare i centri sociali, che dialogano con l’amministrazione, a mettere a disposizione i numerosi immobili occupati per accogliere i senza-tetto e aiutarli a superare il gelo di questi giorni».
A sinistra del sindaco si sono fatti sentire l’europarlamentare del Pdci Marco Rizzo e il coordinatore politico dei Verdi Paolo Cento. Rizzo dà prova di equilibrismo politico: bypassa la dimensione «capitolina» della tragedia, se la prende col «nostro modello di sviluppo basato su consumismo, competizione ed edonismo», addirittura rispolvera la polemica sui tagli agli enti locali nella Finanziaria. Paolo Cento, invece, non fugge l’ostacolo: inizia con la carota («con la stessa forza con cui apprezziamo il ruolo meritorio svolto dal Comune e dalla Provincia...») e finisce col bastone («...ora segnaliamo questa emergenza da cui nessuno può sottrarsi per gli interventi di propria competenza»). Sarà un caso, ma il verde Angelo Bonelli, assessore regionale all’Ambiente, lanciando un appello per la «presispozione di centri d’accoglienza straordinari per offrire un ricovero ai senza-tetto», come interlocutore ha scelto non Veltroni, non Gasbarra, non Marrazzo, ma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, «notoriamente uomo di buon senso».