Gelo nel Terzo polo: no a Tabacci candidato

Non è facile la situazione milanese dell’aspirante Nuovo Polo. E molto lascia pensare che arrivati al dunque, al momento della scelta, l’alleanza elettorale possa esplodere prima di essere formalizzata. La candidatura di Bruno Tabacci, ex presidente della Regione, ex Udc, tra i fondatori della Rosa Bianca e poi dell’Api con Francesco Rutelli, è vissuta dalla base milanese come una scelta paracadutata da Roma. Arrivati al rush finale, gli incontri sull’ipotesi Tabacci si susseguono: lunedì un vertice milanese con telefonata a Roma, in calendario per ieri pomeriggio un nuovo incontro tra Italo Bocchino, Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli.
Difficile negare che sia una decisione non nata sul territorio, perché a far salire le quotazioni di Tabacci come candidato sindaco è proprio la trattativa nazionale. Tabacci è il candidato più appetibile tra gli uomini dell’Api e il suo nome può essere speso proprio a Milano, dove è stato testato dai sondaggisti come la personalità maggiormente in grado di mandare al ballottaggio il sindaco, Letizia Moratti.
Profilo rassicurante, standing nazionale, sondaggi che gli accreditano qualche punto in più rispetto alla coalizione che lo sostiene, si sussurra anche di una lista civica per sostenerlo ispirata da Massimo Cacciari. Tabacci ha eroso in questo modo consensi alla candidatura di Manfredi Palmeri, principale esponente del Fli milanese, che subisce le conseguenze negative della caduta libera del Fli in Parlamento. In favore di Tabacci sarebbe determinante la preferenza dell’Udc a livello nazionale: come ex democristiani, parlano un linguaggio comune. In passato non sono mancate le divergenze tra Tabacci e l’Udc, che l’ex presidente della Regione ha abbandonato per ben due volte, ma si tratta pur sempre di un uomo d’area.
L’ipotesi Tabacci è una botta pesante le ambizioni politiche di Manfredi Palmeri, che perderebbe così l’opportunità di una corsa in grado di dare visibilità e consenso alla sua scelta del Fli. Difficile ipotizzare che gli elettori di Palmeri, radicati nel centrodestra, possano seguirlo in un’avventura politica che abbia come approdo finale un’alleanza con il Pd e addirittura con il Sel di Giuliano Pisapia.
Inoltre, è la base milanese dell’Udc a non vedere di buon occhio la candidatura di Tabacci: il partito ha una tradizione di alleanza consolidata con il centrodestra che mal sopporta spostamenti a sinistra. Oltre tutto, la candidatura Tabacci sembra chiudere all’ipotesi di un’alleanza con il Pdl per il ballottaggio, elemento che genera ulteriore malcontento tra gli esponenti di Fli e Udc, dove si ipotizza un ruolo in giunta per Pasquale Salvatore, uomo del dialogo e delle buone relazioni con la Moratti, o per la pasionaria Barbara Ciabò.
Anche il caso Trivulzio è stato determinante nel far salire le quotazioni di Tabacci, perché ha indebolito l’immagine del competitor di sinistra, l’avvocato Giuliano Pisapia. Non mancano gli scontenti anche nel centrosinistra, i riformisti delusi che sosterrebbero più o meno apertamente Tabacci. In prima fila il vicepresidente del consiglio regionale, il pd Filippo Penati, che non ha mai nascosto lo scetticismo sulla scelta di candidare Pisapia. Tabacci andrebbe a pescare nello sbandamento del centrosinistra e nella fibrillazione dell’area Penati.