Gelo con Di Pietro per una battuta e le critiche in tv

da Roma

Per Antonio Di Pietro «il caso Visco è una di quelle vicende poco chiare che non nobilitano le azioni del nostro governo». Il ministro per le Infrastrutture chiede che il numero 2 dell’Economia spieghi «le vere ragioni che l’hanno indotto a fare la richiesta», a luglio, al comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, di trasferire gli ufficiali che in Lombardia si occupavano della scalata Bnl. Rompe così la sintonia dell’esecutivo Prodi, che vuole archiviare al più presto la vicenda.
Raccontano che nella riunione del Cipe di ieri, prima del Consiglio dei ministri, Di Pietro se ne sia uscito con una battuta acre rivolta a Visco che dimostra il suo atteggiamento critico. Si parlava della convenzione per l’autostrada Asti-Cuneo e Visco sembrava tesissimo. Il leader dell’Italia dei valori non ha resistito all’idea di sfruculiarlo o forse è stato un lapsus, chissà. Comunque, indicando delle carte tecniche, ha detto: «Le ho mandate a Padoa-Schioppa, a te e anche alla Guardia di Finanza». Risate generali e Visco ancora più nero.
La mattina, a Omnibus su La7, Di Pietro aveva detto che «mandare via chi conosce tutti gli atti di indagini delicatissime, come quelli della Unipol, della Bnl e dei “furbetti del quartierino”, equivale a decapitare l’intera testa investigativa e far ricominciare le indagini da capo». Insomma, una cosa grave. Ha detto il ministro: «Se le preoccupazioni dei cittadini di un livellamento al ribasso del senso etico della politica non sono prese di petto e noi del centrosinistra stiamo a guardare, tergiversando invece di prendere posizioni e rispettare le promesse degli elettori, rischiamo di essere uguali agli altri».
In un’intervista al Corriere della Sera, Di Pietro osserva che anche se il premier accusa la Cdl di far propaganda e se «è un fatto» che «a una settimana dalle elezioni venga rispolverata una vicenda sviscerata nelle sedi giudiziarie e politiche», è anche «un fatto» che «l’evento non ebbe conseguenze solo per la determinazione del comandante della Gdf a resistere alle pressioni e per l’intervento del procuratore generale di Milano». Prodi a luglio ha difeso Visco come oggi, ma per Di Pietro «purtroppo fu indotto in errore». E consiglia, la prossima volta, di parlare «direttamente» col generale Speciale, prima di andare in Parlamento.