Prima il gelo poi il caldo: è sempre allerta meteo

La pioggia dopo la neve dovrebbe essere un toccasana. Scioglie la neve, elimina il ghiaccio, alza le temperature e aiuta i treni a non accumulare ritardi. Dovrebbe. Quando non esagera. Com’è successo in Liguria dove sono caduti oltre 200 millimetri di pioggia in un solo giorno, in Toscana 120 e in altre zone d’Italia, da 80 a 180 millimetri. Le conseguenze? Critiche in Liguria, in Emilia Romagna, Friuli e in Lombardia. Drammatiche in Toscana, flagellata da esondazioni e alluvioni. Ben 500 persone da Natale sono sfollate a seguito dell'esondazione del Serchio. Le immagini del fiume che inonda i campi e copre i muri delle abitazioni ricordano scenari orientali dopo le piogge monsoniche. Invece siamo tra le province di Pisa e Lucca, gravemente colpite. A tal punto che il ministro dei Trasporti Altero Matteoli chiederà lo stato di calamità naturale per le aree del pisano, della lucchesia e di Massa Carrara. Le persone evacuate, attualmente, si trovano in strutture allestite dalla Protezione civile, oppure ospitate in alberghi o da parenti. Le forze dell'ordine presidiano tutta la zona, anche con intensi controlli anti-sciacallaggio. Preoccupa però il livello del lago di Massaciuccoli, e si tenta con pompe mobili di alleggerire il carico d’acqua. La Provincia di Pisa invece ha già iniziato i lavori di intervento per la sistemazione del Serchio usando massi enormi trasportati da settanta camion nei due punti dove l’argine ha ceduto per un fronte di circa 150/180 metri. E si comincia a fare la conta dei danni. Solo per le opere più urgenti sono necessari 1,1 milioni di euro. Altri 10 mln serviranno per la ricostruzione dei nuovi argini e altrettanti per il ripristino del sistema idraulico provinciale. Ai danni si aggiungono i disagi per chi viaggia. A causa di una frana, nel Pistoiese, è interrotta la linea ferroviaria Porrettana, che collega Pistoia a Bologna. Le Ferrovie hanno istituito un servizio con bus, ma un’altra frana ha bloccato anche la circolazione su strada.
Anche la Regione Emilia-Romagna è stata fortemente danneggiata e le autorità chiederanno «uno stato di emergenza nazionale, accompagnato anche da fondi già battezzati dal Cipe per il fiume Po».
Dall’Emilia alla Liguria. Frane e famiglie isolate vicino a Sanremo e allagamenti nel Ponente. Nello Spezzino, invece, il fiume Magra è rientrato in alveo dopo l’esondazione di Natale. Restano i danni da conteggiare, mentre qualcuno specula sulle disgrazie altrui. Nel paese fantasma di Torrenco, frazione di Ameglia colpito da una frana che ha reso inagibile il 70% delle case, i ladri voglio far bottino e i carabinieri hanno organizzato servizi di controllo antisciacallaggio.
Pure in Lombardia diverse frane e valanghe hanno causato disagi. Una slavina ha bloccato la statale 131 a Livigno, mentre su tutto l’arco Alpino resta forte il rischio di valanghe, dopo le nevicate abbondanti dei giorni scorsi e il repentino rialzo delle temperature. Anche in Friuli Venezia Giulia si contano danni superiori al milione di euro e la Regione ha dichiarato lo stato di emergenza.
Di fronte a questo critico quadro del Centro-Nord, i commenti degli esperti non possono mancare. Giampiero Maracchi, dell’Istituto di biometeorologia del Cnr di Firenze (Ibimet), parla di «piogge eccezionali» ma soprattutto di «escursione termica estrema» avvenuta in meno di 12 ore: si è passati in media da -5 a +15 con picchi di caldo a +25 al sud. In poche ore, infatti, ha spiegato l’esperto, l’anticiclone della Siberia è stato sostituito da aria calda proveniente dal Sahara. Aria che negli anni, ha detto Maracchi, «è diventata più calda di 5-6 gradi facendo quindi sentire di più questa differenza di temperatura a ogni cambio di circolazione». Escursioni così forti di temperatura incidono anche molto sul fisico: mal di testa, nervosismo, insonnia sono i principali risentimenti nella salute.
Da oggi, però, ci sarà qualche sprazzo di sereno che secondo Maracchi, non deve fare illudere. «Restiamo in un quadro di circolazione atlantica e intorno al 2-3 gennaio tornerà un po’ di freddo». Per il capitolo frane, invece, atto di accusa dal direttore del dipartimento di Scienze della terra dell’università Federico II di Napoli, Vincenzo Morra. «Il problema di fondo resta sempre lo stesso ed è la mancata messa in sicurezza del territorio».