Il gelo del premier: «Si guardi dai cretini che lo circondano»

Roma«Si guardi lui dai cretini che lo circondano...». La frase, rigorosamente in privato, Berlusconi se la lascia sfuggire quando il governo è ancora alle prese con il fuori onda in cui Tremonti dà senza troppi giri di parole del «cretino» a Brunetta. Una querelle con più d’uno strascico durante il mattutino Consiglio dei ministri, un po’ perché attorno al tavolo ovale di Palazzo Chigi sono in molti nel corso di questi anni a essere stati apostrofati più o meno allo stesso modo dal titolare di Via XX Settembre, un po’ perché Brunetta è letteralmente fuori dalla grazia di Dio. Ci vogliono i buoni uffici di Letta e di alcuni ministri a convincerlo a moderare i toni nel suo intervento, così da evitare che lo scontro rimanga sul verbale del Consiglio dei ministri. La tensione, però, resta altissima. Tanto che il presunto abbraccio tra i due - di cui si è vociferato ieri - non è stato niente di più che una gelida stretta di mano. A margine e nei capannelli che precedono e seguono la riunione, invece, non c’è un ministro che giustifichi Tremonti. Anzi. Tutti sono concordi su un punto: «È arrivato il momento che Giulio la smetta di trattarci come cretini».
Durante il Consiglio dei ministri il Cavaliere parla poco o nulla. Ma quel che pensa del ministro dell’Economia l’ha già detto in più occasioni, compresa la festa del sottosegretario Catia Polidori. Mercoledì sera, infatti, conversando con alcuni invitati il premier è decisamente tranchant. «Ha un cattivo carattere». E ancora: sulla cosiddetta norma salva-Fininvest «Giulio aveva garantito che non ci sarebbero stati problemi» e invece «è stato proprio lui ad affondarla informando i giornali». Non è un caso, dunque, che durante la conferenza stampa con Domenico Scilipoti, Berlusconi dica chiaro e tondo che «il ministro Tremonti non ha ritenuto di portarla a un voto nel Consiglio dei ministri» perché «pensava che fossero tutti d’accordo» e riteneva quella norma «sacrosanta». Traduzione inequivocabile (nonostante una per nulla convinta smentita di Palazzo Chigi): il ministro dell’Economia sapeva e sapeva tutto. Con risposta a stretto giro del diretto interessato. «Il modo migliore per servire il Paese è essere seri e non furbi», dice sibillino. Parole che tutti interpretano come un attacco frontale al Cavaliere visto che Tremonti in privato non smette di ripetere che ha le mail del ministero della Giustizia che «provano» chi davvero ha voluto quella norma. Insomma, se mercoledì il titolare di Via XX Settembre se l’era cavata in conferenza stampa con un «chiedete a Letta» - lasciando intendere che nulla sapeva - Berlusconi decide di rimettere il ministro in pista. Perché, si sfoga in privato, «è arrivato il momento che si assuma le sue responsabilità». Ecco, forse, la ragione di quella battuta sui «cretini che lo circondano», con ogni probabilità riferita alle vicissitudini giudiziarie di suoi due stretti collaboratori: Marco Milanese, suo braccio destro da anni e suo consulente al ministero, e Manuela Bravi, sua portavoce. Tutti e due coinvolti nell’inchiesta sulla P4 che da ieri ha investito direttamente lo stesso Tremonti.
Un ministro dell’Economia, dunque, che per la prima volta da anni è in una decisa posizione di debolezza. Dalle parti di Palazzo Chigi, per dirne una, c’è chi fa notare che nonostante la bufera scoppiata sulla casa di Tremonti la presidenza del Consiglio abbia scelto la strada non solo del basso profilo ma addirittura del silenzio. Quando pure Scajola, che poi finì per dimettersi, aveva inizialmente trovato il sostegno del Cavaliere. La verità è che se già ieri Berlusconi era deciso ad aizzare la fronda contro la manovra per farla riscrivere in Parlamento, da oggi le quotazioni del superministro sono decisamente in calo. Perché - è il ragionamento che fa più d’un ministro e che il premier pare condividere in pieno - se abbiamo fatto a meno di Tremonti una volta (nel 2005, quando Gianfranco Fini chiese e ottenne la sua testa) possiamo farlo anche una seconda.