Il gelo del premier sullo strappo dell’Udc

Silenzio sulle sortite di Follini e compagni. La strategia per vincere nel 2006: «Unire tutte le forze disponibili»

Anna Maria Greco

da Roma

Separati in casa. Il condominio della Cdl è in agitazione. L’Udc sembra decisa a proseguire nella linea della «discontinuità» chiesta da Casini. Forza Italia persegue da qualche giorno la «strategia della sfinge»: silenzio, facciamo parlare solo i centristi. Nessuna replica ufficiale alle sortite di Follini e compagni, ma un grande lavoro dietro le quinte per fronteggiare l’eventuale separazione.
Nel terzo giorno di vertici a Villa Certosa, in Sardegna, Silvio Berlusconi incontra il ministro per le Attività Produttive Claudio Scajola, dopo il faccia a faccia di martedì con Gianfranco Fini e le riunioni con i dirigenti di Fi, guidati dal coordinatore nazionale Sandro Bondi e dal suo vice Fabrizio Cicchitto, cominciati lunedì sera e che proseguiranno ancora oggi.
Scajola arriva alle 11 e subito si discute di politica, si prosegue davanti a un piatto freddo e dietetico di verdure miste e uova. Nel menù, però, c’è anche la distribuzione dei collegi. Si finisce nel pomeriggio, fino alle 17 quando il ministro parte per Imperia.
I temi sono sempre gli stessi: le pericolose fibrillazioni centriste nella Casa delle libertà e l’organizzazione della difficile campagna elettorale del 2006. Ogni giorno porta la sua pena, per il Cavaliere, cioè un nuovo affondo targato Udc. Ma il premier ribadisce la linea del silenzio: alle provocazioni centriste non si reagisce. «Possiamo vincere - avrebbe detto il premier -, ricompattando la coalizione e allargandola a tutte le forze disponibili. Con l’Udc mi auguro che si ritrovi il bandolo della matassa e l’accordo iniziato nel ’94».
Berlusconi vuole spingere il partito di Marco Follini e Pierferdinando Casini a chiarire se il suo è un «atteggiamento contrattuale o di rottura». E intanto, il progetto dell’allargamento della coalizione va avanti: oggi potrebbe incontrare a villa Certosa Alessandra Mussolini per stringere nuovi accordi. Magari poi vedrà anche Gianfranco Rotondi della Dc.
Scajola, cattolico ed ex dc, arriva a Porto Rotondo dal Meeting di Rimini. Lì, alla tradizionale cena dei ciellini impegnati in politica, compreso Roberto Formigoni, ha parlato dell’«esigenza vitale» di mantenere unito il centrodestra, dell’importanza dei moderati cattolici per vincere le prossime elezioni e della necessità di presentare candidati «di qualità», con un’oculata scelta dei collegi. Il ministro, già coordinatore nazionale degli azzurri, è uno degli artefici della vittoria del 2001. «Bisogna lavorare sul territorio - avrebbe spiegato -, sui meccanismi dell’intesa con gli alleati per le liste e sui candidati che dovranno impegnarsi nei collegi-chiave ben più che l’ultima volta. Dobbiamo riprendere le fila di un impegno che ha avuto i suoi alti e bassi».
Nella villa sulla Costa Smeralda, il Cavaliere e Scajola discutono anche dei temi legati al dicastero, di finanziaria, politica industriale ed energetica del governo, di scelte economiche legate al consenso sociale. Ma il clou viene durante la colazione di lavoro, cui partecipano Bondi, Cicchitto e Mario Mantovani, responsabile del Motore azzurro, la macchina organizzativa del partito per la sfida del 2006. Si decide anche di accogliere la proposta di Fini di fare una grande manifestazione della Cdl i primi di ottobre.
Secondo alcuni i centristi dovrebbero smarcarsi dall’alleanza per mitigare i contraccolpi di un’eventuale sconfitta alle urne. Berlusconi, che ha studiato con il leader di An i sondaggi che invece danno le due coalizioni testa a testa, preferirebbe la compattezza. Scajola è convinto, come ha detto a Rimini, che la Cdl abbia guadagnato voti tra il 1996 e il 2001 grazie ai moderati cattolici, molti dei quali sono rappresentati dall’Udc. E insiste che per vincere ancora bisogna valorizzarli e non trascurarli.
Ma loro, i centristi, vogliono davvero rompere, o alzano solo il prezzo? Per Guido Crosetto, responsabile economico di Fi, «fanno la voce grossa per poi sedersi al tavolo e chiedere qualcosa in più: si stanno preparando a una trattativa sui collegi elettorali, un aspetto nel quale sono maestri». Ma stanno anche inviando «un messaggio all'elettorato, accreditandosi come forza moderata per aumentare il consenso» e c’è il rischio che arrivino a boicottare la devoluzione, «sapendo benissimo che ciò scatenerebbe una reazione della Lega».